Appartamento con paesaggio interno (inediti della peste)


Nella foto: il centro abitato di Casalvecchio Siculo (ME), nella Valle dell’Agrò.

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Continua a disporre la notte
Di corpi inenarrati, tronchi,
Con la fine, nel sonno, d’una peste,
Pioggia che cala festante alle finestre.
(21 marzo 2020)

Si pensano si covano dipingono i quadri
Troppo estesi della lancinazione,
Corpi immortali di memoria muoiono nei ladri
Massacri del mondo, fuor di ragione.
(21 marzo 2020)

Mi son detto che in fondo vivo dentro
Un appartamento con paesaggio interno,
Mi ci affaccio, con mio padre al centro
Le case le chiese lo Stretto. Ci assaggio l’eterno.
(22 marzo 2020)

Tra freddo e caldo, giorno e notte
All’intrasalto ci accade tutto,

Uguale uguale vita e morte,
E sei e siamo ciascuno
A mare, nessuno con la barca
All’asciutto.
(23 marzo 2020)

Dopo, fra qualche mese,
dopo l’infinita
stasi del tempo intero,
andrò al paese,
almeno, lo spero,
presto di mattina
in silenzio e senza
nessuna onnipotenza
o meschina manìa,
giuro, entrerò
in una delle chiese
e penserò/pregherò
per l’anima la vita,
non solo la mia.
(25 marzo 2020)

Dopo il tempo silente
o peggio al sacrificio
sul mare, dalle case
nello schermo dell’io,
di quale silenzio si sia officiato
Oggi interroga il tempo infermo,
non diverso silenzio,
se non invocando vita,
alla pena infinita
in un naufragio di casa,
dall’eterno spavento di un fiato.
(28 marzo 2020)

Muoiono i puri, i resi in limine puri,
dal finale strazio, in un astratto
vento che falcia i loro fiori futuri
sulla scorza dei tronchi, a loro
il tempo della forza, puro infinito intatto.
(04 aprile 2020)

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