La poesia della settimana. Giovanni Raboni

Amen

Quando sei morta stavamo
in una casa vecchia. L’ascensore non c’era. C’era spazio
da vendere per pianerottoli e scale.
Dunque non t’è toccato di passare
di spalla in spalla per angoli e fessure,
d’essere calcolata a spanne, raddrizzata
nel senso degli stipiti. Sparire
era più lento e facile quando tu sei sparita.
Parecchie volte, dopo, mi è sembrata
una bella fortuna.
Eppure, se ci pensi, in poche cose
c’è meno dignità che nella morte,
meno bellezza. Scendi a pianterreno
come ti pare, porta o tubo, infìlati
dove capita, scatola di scarpe
o cassa d’imballaggio, orizzontale
o verticale, sola o in compagnia,
liberaci dall’estetica e così sia.

Giovanni Raboni, Amen, da “Cadenza d’inganno” (1957-74). Parti di requiem, in Nell’ora della cenere, Milano, Corriere della Sera, 2008, p. 53.

4 pensieri su “La poesia della settimana. Giovanni Raboni

  1. S&R

    I pensieri si scompongono nel flusso del dolore, resta la vaga consapevolezza di una libertà sovrumana, oltre la soglia di un ordine apparente.

    Rispondi
  2. Marco Di Pasquale

    I versi più belli, da toccare e sentire concreti accanto:
    “Dunque non t’è toccato di passare
    di spalla in spalla per angoli e fessure,
    d’essere calcolata a spanne, raddrizzata
    nel senso degli stipiti. Sparire
    era più lento e facile quando tu sei sparita.”
    Una dolorosa semplicità

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *