
Naturalmente è controcorrente, è disdicevole parlarne, per i più, da tenere nascosto, come fosse una colpa. Eppure è così chiaro: siamo come il bruco che striscia sulla terra, in attesa di mutarsi nella farfalla dai colori magici, libera, felice. Dobbiamo gioire per la nascita alla vita nuova. Così dice il Cristo alla Bossis. Prendiamo appunti.

“E se diventi farfalla
nessuno pensa più
a ciò che è stato
quando strisciavi per terra
e non volevi le ali.”
da: Savess’io di A.Merini
“ Quando questo verme si è fatto grande (…) comincia à lavorare la seta e a fabbricarsi la casa nella quale dovrà morire.
Questa casa, come vorrei far intendere, è il nostro Signore Gesù Cristo. Mi pare di aver letto in qualche parte, o di aver udito, che la nostra vita è nascosta in Cristo, ovvero in Dio, che è poi lo stesso, oppure che Cristo è la nostra vita.”
S. Teresa d’Avila (da Il Castello Interiore)
Prendiamola dalla fine:
siamo capaci di fare la metamorfosi inversa, da meravigliosa crisalide a
“verme strisciante”, perché non abbiamo saputo apprezzare la “bellezza” di Creatura quali ci aveva fatto;
Anche il serpente ha per natura la capacità di fare la muta, cambia pelle, ma sempre “serpente ” rimane, con tutta la “fama” che, come si dice di qualcuno importante, lo precede!!!
Cosa fare?
Spostiamoci da quella fresca ma misteriosa ‘ombra’ di quell’albero posto centro del giardino…!!!
Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.
ma il bruco è consapevole di diventare una farfalla?
Domandiamocelo…
Mi viene in mente una fedele frequentatrice della catechesi che, dopo un intero anno trascorso a prendere appunti, alla prima riunione del nuovo ciclo di appuntamenti intervenne per dire che lei riusciva ad accettare anche il suo prossimo più diverso, ma che gli zingari proprio non ce la faceva a mandarli giù.
Senza entrare nel merito della legittima e sincera affermazione personale della cara signora, quel giorno mi sembrò evidente che tutte le ore trascorse ad ascoltare bellissima teoria non avevano e non avrebbero scalfito in futuro una virgola di quel modo di vedere, ascoltare, approcciare il mondo. E inevitabile fu ragionare su quanto tale effetto riguardasse la generalità dei partecipanti, me compreso naturalmente.
Venendo al blog, quel che cerco di spiegare è che, a mio parere, chi frequenta un luogo virtuale dedicato alla “poesia” e allo “spirito”, due elementi che richiamano inequivocabilmente al concetto di “elevazione”, e che ha un sacerdote tra i propri fondatori, ha già fatto una scelta e, in modo razionale o irrazionale: ha compreso la ristrettezza del proprio essere bruco e intuito un’idea di farfalla; ha accettato di essere controcorrente e, per alcuni, disdicevole o politicamente non corretto; ha deciso che il suo innalzarsi non debba per forza coincidere con lo sposare filosofie orientali e diventare esperto di yoga; ha individuato nella cultura, nella bellezza e, soprattutto, nel conoscere e fare proprio il messaggio di Gesù, la strada per essere migliore.
Per questo non trovo utile allo scopo ribadire quotidianamente presupposti che, volontariamente o involontariamente, sono già stati assodati in modo autonomo. Quella signora (tutti noi) avrebbe bisogno di un percorso concreto che la aiutasse a riconoscere in ogni essere umano, anche in colui che sembra far di tutto per non essere accettato e che, per questo, viene disprezzato, odiato e considerato un nemico, il proprio prossimo, da amare come se stessa.
Avrebbe bisogno di solcare la vera terra per imparare a conoscere il cielo.
Su “La poesia e lo spirito” un simile percorso non può che essere letterario.
Nessuno, più di un sacerdote molto seguito nonché scrittore di talento può realizzarlo.