
-1 – Tutta una vita all’insegna delle luci al neon,
plastiche di tettoie delle pompe, di benzina –
la cataratta al neon come la rapina spastica
della vetrina detta sopra
che ride perché la commessa portava
la minestra ai manichini –
ora per ora anno per anno
con fiocchi di baleno
alla seduta stante
– 2 – Il coro vanta un organo regalato
dalle porcine al vento
[che] la suprema indicibile
abita quella
memoria di paura [che] l’orrore
rende noto alla questua
della mensa d’oppio da calesse
– 3 – Sul giro di ruota annaffia la fossa
Il candelabro malato di c’era una
Una volta quella passeggiata
Tra lo scoglio e il vento
Il tutore del sogno
– 4 – Dalle verande di H a r l e m
La betoniera ha un gettone
Per confetto quadrato –
candeline nell’arca
docile assume la forca
il remo della barca
tra un po’ e l’arco della
sposa vergine vestita
d’avorio in fiamme di sigari
a concetto di sugheri
come le armi in fiore
[una pausa n.d. p.]
– 5 – I babbuini dietro le reti da pesca
Nella suora madre del sud
Che sputavano nei secchi
Latifondisti la vacca sacra
Della santa voce
Che manca alla finestra la conchiglia
L’asso pazzo della clinica severa
– 6 – L’amore della misera [svastica]
Come l’immenso dare e avere
La croce, in croce.
La croce è la svastica dell’amore
[In] noccioline [in uno] zoo d’agosto
Ferito dal gabbiano che le ruba
Il mare del ventre da sparo –
Dall’occidente
Alla Santa Sede
[una pausa n.d.p.]
– 7 – All’orca non all’arca si gioca a scacchi questo:
l’ombra della morte è il sole della notte
e puttane, insegne di motel farmacie notturne
ai margini della rosa che non ha candela
se pur accesa
– 8 – porto addosso l’anfiteatro
delle stelle da sparo,
a ovest della cocaina
si tagliò in quattro
la quarta dimensione
[nota: adesso, non se sia giorno o notte
Giorgio Stella]
