

Anita Piscazzi, nata ad Acquaviva delle Fonti nel 1973, poeta, pianista e dottore di ricerca si occupa di studi etnomusicologici e didattico-musicali. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Amal (Palomar, Bari 2007), Maremàje (Campanotto, Udine 2012), Alba che non so (CartaCanta, Forlì 2018). Sue poesie sono presenti in “Ossigeno Nascente” (Atlante dei poeti contemporanei italiani a cura del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), in diverse antologie e in numerosi blog letterari. Tradotta in diverse lingue, ha collaborato ai progetti poetico-musicali : “Alda e il soldato rock” con Eugenio Finardi e Cosimo Damiano Damato, “Ferma l’Ali” con Michel Godard e al progetto teatrale: “Miss Kilimangiaro” in Kenya per “Avis for Children” con Lidia Pentassuglia.
Lo scompenso delle immagini
a volte si fa riva senz’ acqua.
Il ritorno dell’inverno promette
una luce nuova.
A ogni passo vederti, salutarti,
ritornare con niente in tasca.
Sto come ogni cosa che brucia.
Accoglimi Angelo di luce
ho attaccato gli occhi ai mandorli
farò testamento del tuo passaggio.
Sarai sorgente sulle ossa sparse nei mari
sulla morte della viola di marzo.
Rimani. Canta del miele di Aleppo
della giovinezza che resta nei giardini.
Accadi leggero davanti alla porta
eppure se ne va presto la luce, ma
qui non passa e lente vanno le serpi.
*
Non conosco la strada ma so della luce
che sbatte quando mi guardi.
La misura del tempo è andare e restare
Qualcosa si è persa
la felicità
la lezione del mare
la voce di chi ho amato
il “chiamami quando finisci”
ma tutto ci dà l’universo
sa ritrovarci dopo mille anni
là dove ci siamo persi e amati
sapere che da qualche parte
i fiori hanno petali nel vento
per questo non so fermarmi
sotto l’ombra ottagonale del monte
amore che mi magnifica respiro
amore che non so dire ti peso
consegnami nelle tue mani
e ti porterò dove tutto è poco.
*
È nella traccia l’arco riflesso
non posso che tacere
non sono adatta a questa forma
impressione di grazia
seppure esule, priva di forza
dell’indicibile canto
così ogni ordine prende il passo
eliminando il nocivo succo, come se
non fossimo mai nati
tu che trovi sempre la via
respirare voglio il glicine
e dentro ci sono e non ci sono
per spavento si deve essere lievi
e tu solo conosci quella porta
*
La poetica di Anita Piscazzi indaga la coscienza umana con la consapevolezza di una mancanza esistenziale, un barocco acceso e ardente. Vi è una forza, una infiammata e dolente femminilità che lascia a volte tramortiti per la libertà di composizione e per la cruda autenticità unita a una ricerca di luce e di ritmo. Si sentono assenza e dolore, note tipiche di un Sud sempre antico e sempre nuovo e in mezzo, la voce arcaica di una potentissima preghiera, basso continuo del mondo. Forse è questa l’essenza della sua poetica portarci dalla carnalità della terra all’evanescenza del sogno.

scusami, un giro di perle perfette, poi ad un certo punto ho perso il segno e il senso. Dove mi sono persa?
‘MI PIACE’