di Antonio Sparzani
In edicola vendono un libro di Papa Francesco, intitolato “Ritorniamo a sognare”, fascinoso titolo: l’ho comprato e ne ho letto finora circa due terzi, cioè i primi due capitoli, su tre in tutto. Credo che nessuno dei predecessori di Bergoglio avrebbe scritto qualcosa del genere, ancora un segno che egli è una persona piuttosto diversa dal solito; certo, il “solito” non esiste perché tutti i successori di Pietro sono stati differenti l’uno dall’altro, Bonifacio VIII e Giovanni XXIII non credo abbiano avuto molto in comune, ma quello che voglio dire è che questo Francesco mi sembra proprio una – bella e interessante – novità, in particolare per me che non ho una sconfinata ammirazione per la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, in quanto Istituzione, che già la qualifica “istituzione” mi dà un po’ di brividi. Inutile aggiungere che poi dentro ogni istituzione ci possono essere delle persone straordinarie e credo che noi di LPELS ne sappiamo qualcosa…
Non mi azzardo certo a recensire il libro, ma ne voglio tirar fuori uno tra i molti insegnamenti, uno che sembra banale, ma che, se applicato coerentemente nella pratica quotidiana e anche politica, lo è molto meno. Si tratta dell’ammonimento che il dio quattrino non deve prevalere sul dio umano, detto meglio, che le ragioni economiche non devono prevalere mai sulle ragioni dei diritti umani. Voglio alludere al caso di Giulio Regeni, oltre che dei suoi sfortunati ma coraggiosi genitori (Si tenga poi ben presente che il caso Regeni non è certo un caso isolato, vedere ad esempio questo articolo del Guardian: https://www.theguardian.com/world/2020/dec/11/not-just-giulio-regeni-hundreds-have-died-in-egyptian-custody-says-report.
Adesso che la magistratura italiana, senza alcuna significativa collaborazione da parte di quella egiziana, ha appurato una così dolorosa verità sulla fine di questo nostro ragazzo, improvvidamente inviato in Egitto da una accademica britannica (a proposito del cui ambiguo comportamento si veda oggi su Repubblica questo), adesso che abbiamo testimonianze degne di fede di quel che gli è stato fatto, che facciamo? Certo, doverosamente celebriamo il processo in contumacia ai feroci aguzzini di quel paese, che peraltro immagino se la ridano allegramente pensando che ciò non avrà sulla loro vita alcuna conseguenza materiale, se non quella di una ulteriore vergogna, ammesso che ne provino già qualcuna.
Ma uno stato sovrano mi pare abbia vari modi di fare pressione su un altro stato sovrano, in questo caso l’Egitto, retto da un certo Abdel Fattah al-Sisi che ha conquistato il potere con un golpe militare il 3 luglio 2013, rovesciando il precedente governo di Mohamed Morsi. Oltre ai modi tipicamente diplomatici, richiamare il nostro ambasciatore, espellere l’ambasciatore egiziano, c’è il modo economico che con queste persone, che non leggono i libri di Francesco, potrebbe essere l’unico efficace. Se smettessimo di importare merci dall’Egitto? Se smettessimo di fornire loro armi da guerra (al momento due fregate, che nome ben scelto!), cosa succederebbe? Se il nostro integerrimo Conte o l’ineffabile ministro degli esteri Di Maio dicessero delle parole un po’ forti? Loro sanno certamente come si fa. Ma tutto ciò toccherebbe appunto il dio quattrino, che, come in ogni sistema capitalistico che si rispetti, viene prima di tutti quegli altri.
Piccola postilla: l’illuminato presidente di uno stato, nostro “amico” e confinante, Emmanuel Macron (a proposito, apprendo da Wikipedia che egli, in quanto presidente della repubblica francese, è anche automaticamente coprincipe di Andorra e protocanonico d’onore della basilica di San Giovanni in Laterano; lo saprà Francesco?) ha ricevuto nei giorni scorsi al-Sisi all’Eliseo con tutti gli onori e gli ha conferito la Gran Croce della Legion d’Onore, massima onorificenza francese e, quel che è ancora più ridicolo, un po’ se ne è vergognato, tanto che non si trova sul sito dell’Eliseo il filmato di tutta la sontuosa cerimonia, che invece i giornalisti francesi si son dovuti andare a guardare sui siti della televisione egiziana che evidentemente lo riportava in gran pompa. Cerimonia ora visibile anche sul sito di qualche giornale italiano.
Viviamo su un pianeta governato da Trump (ancora per un mese abbondante), Putin, Bolsonaro, Xi Jinping, al-Sisi, Lukashenko e compagnia cantante; Macron ci sta giusto bene (vedi oltre al resto il recente progetto di legge su la sécurité globale).

Grazie <3
Pubblico anche qui, ringraziando per l’ospitalità, una mia poesia dedicata alla memoria di Giulio Regeni:
C’ERA UNA VOLTA
Favola di un meraviglioso ragazzo friulano
Alla memoria di Giulio Regeni
C’era una volta il cuore di un ragazzo
d’oro. C’era una volta a Fiumicello
nelle notti d’inverno lo schiamazzo
silente delle stelle e il campanello
del folletto friulano Benandante.
C’era una volta un infame rastrello¹
egizio. C’era una volta raggiante
il sogno di un amore. Qui c’è ancora:
tra Valeriia più bella di un diamante
nel cielo di Lutsk² e la sua dimora
segreta dentro il cuore
di Giulio. Ora lui gioca
con il suo gatto e con invitto amore
si applica alla lingua araba. Poi gioca
sereno, concentrato
sul Governo dei giovani, il più amato.
“Pensate – ci diceva
e il volto risplendeva –
indipendentemente”.³ Ma… C’era una
volta. Oggi Giulio splende con la luna.
¹ Il termine rastrello indica, oltre al noto arnese agricolo, anche un terrificante strumento di tortura.
² Lutsk, in Ucraina, è la città natale di Valeriia Vitynska, una cara amica di Giulio Regeni che lavora come programme assistant al Wfp dell’Onu a Kiev.
³ “Pensate indipendentemente e impegnatevi per ottenere quelli che voi pensate siano gli obiettivi più giusti” sono parole di Giulio Regeni pronunciate da “sindaco dei giovani”, quando aveva 19 anni, nel 2007.
L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.
Società del dio denaro e società della prestazione, dove vale il singolo e non la collettività, né tanto meno l’azione collettiva, ormai ridotta a folklore di decenni passati. Ma vorrei tanto che queste stesse persone, i singoli, si fermassero un attimo e con tutta l’empatia possibile pensassero a questa atroce vicenda per capirne la gravità e chiedere a gran voce non solo la condanna, ma denunciare al mondo un’aperta violazione dei diritti umani. Mi chiedo anche se la docente di Cambridge non debba essere sollevata per sempre dal suo incarico, colpevole di non sapere o di non aver voluto vedere, quindi responsabile o di incompetenza o di incoscienza. Ho pensato che potevo esserci io al posto di Giulio, potevamo essere lui, noi siamo lui. Bisogna andare al di là della ratio della politica internazionale, dell’economia (leggi denaro) che prevale sull’umanità e tornare a essere umani. Come quando a Bergamo Confindustria era contraria alla zona rossa e poi abbiamo visto la mattanza in val Seriana. Che sia stata causa o meno qualcuno un giorno lo capirà, ma possiamo dire che di fronte al pericolo della vita umana dovrebbe essere il principio di massima precauzione a indirizzare le scelte e non altro, men che meno il realismo economico. In The School of Rock il protagonista, un idealista rocchettaro fallito e appassionato, diceva che il rock ‘n roll è la lotta al potente. Forse abbiamo dimenticato che il potente ci continua a schiacciare anche se ora lo fa da bravo imbonitore con la droga dei like e del successo. Non facciamo più rock e non pensiamo a costruire un futuro migliore perché sembra che non ci sia più un futuro possibile. In un periodo storico dove l’Ambrogino d’oro lo danno alla coppia Ferragnez e Pornhub offre all’INPS il proprio aiuto per dimensionare i server… non ci resta che prendere un vecchio disco in vinile e ascoltare un po’ di rock, chissà che non risvegli la nostra anima migliore.
Facciamo che Giulio Regeni non sia morto invano.
A questo punto occorrerebbero migliaia e migliaia di firme per scuotere il governo italiano, indurlo a ritirare l’ambasciatore egiziano e dichiarare l’embargo all’Egitto. Altrimenti la mancanza di ogni reazione equivale ad accettare l’insulto inqualificabile a tutti gli italiani. Mi vergogno di essere italiana, se ci lasciamo coprire di disonore per salvare interessi economici.
Il caso Giulio Regeni rimane una ferita aperta e non medicata per l’Italia, e si vorrebbe dire anche per l’Egitto, che certo non si identifica tutto nel suo attuale governo e negli atroci torturatori assassini di cui si serve. La vergogna di questo crimine contro l’umanità smuove molte coscienze, come mostrano l’articolo di Sparzani e gli interventi a commento, eppure ancora non basta, e forse molte coscienze sono sorde. In certi discorsi da bar, in un sentire piuttosto diffuso Giulio Regeni risulta “uno che se l’è andata a cercare”, in fondo, se non addirittura “un comunista (di merda) che ha avuto quello che si meritava”. Affermazioni che può capitare di sentir fare anche a persone apparentemente civili. Recentemente sono stata costretta a buttare fuori da casa mia una persona di famiglia che ripeteva parole simili, portando avanti vecchie logiche di odio fra destra e sinistra e rimanendo spaventosamente sorda alle ragioni della comune umanità.
Grazie, Anthony.
Non commento (quasi) mai pubblicamente,
ma qui occorre sottoscrivere con una firma
chiara e leggibile.
grazie assai Fabry! Apprendo oggi da qui:
https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2020/12/12/news/in_memoria_di_giulio_regeni_restituisco_la_legion_d_onore-278122220/?ref=RHTP-BH-I278126048-P7-S1-T1 che Corrado Augias si recherà domani all’ambasciata di Francia per restituire la Legion d’Onore che gli era stata stata attribuita, onore a lui.
Bellissima notizia, grazie Anthony!
Congratulazioni vivissime a Corrado Augias per aver restituito la Legion d’Onore in seguito alla concessione della stessa decorazione al presidente egiziano Abdel Fatah Al Sissiche “che si è oggettivamente reso complice di criminali”. Spero che il gesto non resti isolato e sproni i le autorità italiane, francesi e di tutta la Comunità Europea a gesti conseguenti. Conoscere la verità e punire tutti i responsabili e i complici del crimine orrendo che ha spento la vita di Giulio Regeni è una necessità imprescindibile di ogni Stato democratico e di ogni uomo libero.