
da L’aria
La gàbia del leun l’era de aria,
de aria la mia mama, quèl cappell,
el brasc del mè papà l’era de aria
sü la mia spalla, i mè man che streng,
e aria el ríd di öcc e duls de aria
de quèla vita ch’û insugnâ l’azerb.
Eren de aria lur, e mí, chissà,
che sun stâ fermu a vardàj andà.
[Traduzione. La gabbia del leone era di aria, / di aria la mia mamma, quel cappello, / il braccio di mio padre era di aria / sulla mia spalla, le mie mani che stringono, / e aria il ridere degli occhi e dolce d’aria / di quella vita, di cui ho sognato, l’acerbo. / Erano d’aria loro, e io, chissà, / che sono stato fermo a guardarli andare].
da Antologia della poesia italiana, Einaudi, diretta da Cesare Segre e Carlo Ossola, Novecento, volume secondo.

Molto bella la poesia…
Anche l’ultimo grande poeta dialettale ci ha lasciato… RIP, Franco.
Un grazie a questo importante poeta che ci ha lasciato tanta bellezza, come questi versi dimostrano.
All’amico poeta scomparso il mio commosso saluto:
Treccia dell’aria e della giunchiglia
(A Franco Loi)
Sento dalla penombra salire vento e grandine,
ogni granello d’aria picchiare come grandine
sul volto che s’adombra di luci e leggendaria
purezza: l’apparire del mare sul morire
a Genova del giorno! Bambino e marinaio
perso nella memoria. Milano, un calzolaio,
la nebbia tutt’intorno, la morsa della storia,
la casa di ringhiera…la mamma in via Pantera…
…vociare del mare,
trema una giunchiglia,
andare e tornare
su per la fanghiglia…
Ladro d’aliti e suoni per le strade a Milano,
Milano la tua tana, lo spazio quotidiano
dei sogni e le sezioni di partito, ma frana
sul disatteso amore, passa senza un bagliore,
profumo di giunchiglia, la storia che non sente
quel segreto respiro che va infinitamente
nella luce vermiglia, nel sempiterno giro
che muove dalla neve, dall’aria in te sì lieve…
…vociare del mare,
soffio di giunchiglia,
tornare ed andare
nella meraviglia…
L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.
L’ha ripubblicato su La poesia di Fabrizio Bregolie ha commentato:
Un ricordo di Franco Loi tratto dal blog “La poesia e lo spirito”
perdona se puoi Franco Loi dove stai e stiamo se un giorno buttai un tuo libro.
nn ero incazzato con te ma con crocetti tu sai, la bella foderina su poesia mentre abbracci il tuo cane e poi la colletta xché ti volevano togliere la casa –
sembravi jannacci di volto nel vuoto.
Per fortuna i poeti si fermano a guardare e così qualcosa resta.