Poesia italiana del XXI secolo

Sergio Sichenze è nato a Napoli nel 1959. Vive e lavora a Udine. Ha pubblicato racconti e raccolte poetiche, tra cui “Nero Mediterraneo” (Campanotto Editore, 2008); “BOBBIO Y MOSTAR” in “La natura dell’acqua: almanacco di letteratura rinnovabile 2011” (Marcos y Marcos Editore, 2011); “Nei chiaroscuri del tango” con Elisabetta Salvador (Campanotto Editore, 2018); “Il futuro cede al ritorno” (Il Convivio editore, 2019); “Tutto è uno” (Terra d’Ulivi Edizioni, 2020); “Incantazione” (Màrgana Edizioni, 2020). Sue poesie compaiono in alcune raccolte. Nel 2018 ha vinto il Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. Dal 2019 è membro della giuria Premio Nazionale di Poesia Terra di Virgilio. Fa parte del comitato di redazione della rivista letteraria “Menabò” (Terra d’Ulivi Edizioni) per la quale cura la rubrica “Pi greco”.

Incandescente dimora

Si fa vero

intorno: smisurato

il tuo fiato la schiena

morde.

Alla tua creatura

m’inchino: pupilla

nella conchiglia.

Grazia al nostro

grano il segno

affida. Gesto: ruvido

muro frattura.

Luce il seme

sbuccia: veglia

s’alcova.

Acceso d’oro

il nome: incandescente

ci avvolge.

S’ascolta il rumore

del blu: sguardo

del mondo accoglie.

Cassiopea l’oscuro placa.

*

Armonici animali

Parola materia

incorpora: teso

seno la mano

esalta.

Armonici

animali: ansimante

aria accolgono.

Sostanza il grido

incarna: disossate

anche.

Elastiche

cartilagini fiondano, infaticabile

lingua chiusa terra

ara.

Orizzontale

fiume in te

rovescio.

Verticale ascesa

dell’azzurro.

Sera seta

dilata.

*

Ascolta

Nera

Serica

Teporosa

Sottana: ornata

pelle, forate

trine. Mi ricami.

Fuoco

d’arteria doglia

penetra: intima

corona.

Reciso

alveo di funicolo: latteo

effluvio raccoglie.

Sciolto

sangue ti accordo.

Parola

estinta: distanza

concepiva.

Ascolta.

Da Tutto è uno, Terra d’ulivi, 2020.

Portiamo il verso alla parola. La poesia di Sergio Sichenze può essere raccolta in questo verso, che si può leggere nella plaquette Tutto è uno (Terra d’ulivi, 2020). La sua scrittura fa pensare ad un processo di riduzione “ad unum”. Questo punto zero è appunto la parola, talvolta persino affrancata dal verso. Parola/ estinta: distanza/ concepiva.// Ascolta. Non è inedito questo lavoro di scarnificazione della forma della poesia. Ed, infatti, c’è chi lo sminuisce in quanto, addirittura, “privo” di verso. In realtà, la legittimazione è profondissima ed autenticamente poetica. Cosa c’è dietro se non l’istanza di andare all’origine della scrittura per riscoprirne la forza semantica e rilegittimarne la funzione? Cos’altro è questa operazione se non un fare, ed un fare-dal-nulla?

“Portare il verso”, dunque, assume anche il significato di farsi carico. Prendere su di sé, sopra la propria presenza e la propria azione, la responsabilità di rendere la poesia necessaria, se non utile. Sichenze ha una formazione scientifica, che si coglie nella precisione quasi chimica nell’uso delle parole e nella loro combinazione poetica. La sua è un poesia essenziale, predicativa, sapienziale, ontologica. Campano trapiantato in Friuli, la sua scrittura, azzardo a dire la sua intera figura, irradia un’armonia orientale in cui giorno e notte, senso e significato, destino e azione, dialogano senza sosta. Fuori da ogni classificazione post-, per niente allineabile a questa o quella comoda linea poetica, è pervasa da una sobrietà che la rende lirica, e pertanto, essa stessa canonica. Parola materia/ incorpora: teso/ esalta.

(Pasquale Vitagliano)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *