
Da donna a bimbo
Tu che eri tenebra scaldasti la mia carne
dove fuori dalle tenebre germinò il seme.
Poi tutto un mondo io creai in me;
tutto il mondo che tu odi e vedi
poggiava sul mio sangue sognante.
Lì si muovevano le innumerevoli stelle,
e pesci e uccelli colorati si muovevano.
Lì sciamavano i continenti alla deriva.
Tutto il tempo in me s’avvolse, e il senso,
e l’amore che il suo diletto non conosceva.
O nodo e centro del mondo;
stretto ti tengo dentro quel pozzo
tu fuggirai e non fuggirai –
che ancora riflette la tua forma addormentata;
che ancora alimenta la tua cellula crescente.
Io sfiorisco e tu da me ti allontani;
e benché tu danzi nella luce viva,
io sono la terra, io sono la radice,
io sono lo stelo che nutriva il frutto,
l’anello che ti lega alla notte.
Lasciamola com’è questa poesia della madre al suo bambino. Judith Wright è la maggiore poetessa australiana del Novecento, e qui si dimostra all’altezza della fama. Il dialogo incalzante, che oltrepassa i limiti del tempo, racchiude tutta la vita, come se solo lo sguardo materno potesse mettere insieme i brandelli sparsi dell’esperienza. Non a caso, per i Vangeli d’infanzia, Maria è la symballousa, Colei che tutto collega, come sempre accade nell’amore.
Particolarmente incisivi sono i versi finali, dove l’unione degli opposti, propria della poesia, raggiunge l’apice:
“Io sfiorisco e tu da me ti allontani;
e benché tu danzi nella luce viva,
io sono la terra, io sono la radice,
io sono lo stelo che nutriva il frutto,
l’anello che ti lega alla notte”.

Esprime il mistero della maternità meglio di un intero trattato specialistico.
Bellissima!
“ tu fuggirai e non fuggirai – ”
Qualsiasi cosa accada, non si può sfuggire al creatore.
CHE MERAVIGLIA QUESTA POESIA!!!!!!!!!!!!!!?