
L’incontro
Tutto è tuo
per te
va verso la tua mano il tuo orecchio il tuo sguardo
andava
andò
sempre andò
ti cerca ti cercava
ti cercò prima
sempre
dalla stessa notte
in cui sono stata concepita.
Ti piangeva alla nascita
ti imparava a scuola
ti amava negli amori di allora
e negli altri.
Dopo
tutte le cose
gli amici i libri
i fallimenti l’angoscia le estati gli impegni
malattie ozi confidenze
tutto era segnato
tutto si muoveva
avviato
cieco
arreso
verso il luogo da dove saresti passato
perché tu lo trovassi
perché lo calpestassi.
L’amore è incontro folgorante, fato, destino: quante volte abbiamo sentito questo ritornello, divenuto luogo comune. Ma qui c’è dell’altro. Non è difficile cogliere la nota originale, la frequenza che fa vibrare corde inedite, fino all’ultimo verso che interpella, con la sua ambiguità, quasi con violenza. Anche qui il lettore troverà il suo posto, distinto da quello degli altri: la poesia stessa è un incontro irripetibile, imprevisto.

In questi versi di certo nn dettati dal destino semmai sottratti dal medesimo a nn essere tale a sé , il ‘cerchio’ si chiude – in un io come termine di paragone ad un tu che appunto si conferma tale – ci si può permettere di ‘calpestare’ quello che già proviene in uno spazio previsto solamente dal verso di cui ne fa parte. ‘L’incontro’ sussiste in questo orgoglio di forme […] tutto era segnato / si muoveva / avviato […], Pare bene che la mano più non si legga, si chiude quando è aperta […] tutto è tuo / per te […] in questo splendido registro come fosse ‘l’amanacco del giorno dopo’.
________________________________________________
Nota, nn richiesta – continuo sulla condivisione… quello scritto sopra é un’emozione mai una prefazione! o altro di simile – a me ha fatto bene leggere ‘L’incontro’ che nn avrei mai letto questo é il punto… mandatemi anche a quel paese, ma rispondete se potete… nn a me ma tra di noi! anche x rispetto dell’Inserzionista che é il primo a commentare.
“Andava, andò’…sempre”e anche”dopo”.