Anatomia di un cuore selvaggio. L’autobiografia di Asia Argento

A cura di Guido Michelone

L’autobiografia è un non-genere letterario, dove può starci dentro di tutto, sul piano della forma e dei contenuti, spaziando dal saggio alla narrativa, dal diario al trattato, dal flusso al frammento, dagli aforismi al pamphlet. In tal senso si resta perlomeno stupiti leggendo questo debutto nella scrittura di un’artista assai nota nell’ambito della recitazione e della regia, con un lungo, eccellente curriculum, che la vede, fin da bambina, protagonista dei film del celeberrimo padre Dario Argento; e poi al cinema e a teatro spesso come autrice/attrice, nonché testimonial di se stessa in alcuni programmi TV.

Ma forse più che stupore è la perplessità a prendere il sopravvento nel giudicare un testo – Anatomia di un cuore selvaggio – redatto senza dubbio con sincera drammaticità (nonostante l’enfasi e l’autoreferenzialità, qua e là serpeggianti), ma impostata sempre sull’hic et nunc, oltretutto sul ricordo di pancia e di cuore, più che di testa o di intelletto. Il gioco della memoria è quasi assente o trasfigurante, perché sostituito dall’accentuare i problemi esistenziali di ieri e dell’altro ieri, chiudendosi in un auto-isolamento psicologico derivante forse da una particolarissima educazione familiare, protrattasi fino all’oggi. Le scelte di un libro vanno accettate, semmai discusse civilmente, sebbene i fan desiderino da Asia Argento ‘altro’ dall’ormai arcinoto reiterarsi dei personaggi – per quanto, in fondo, autentici e oggettivi – della dark lady e dell’artista maledetta: è lei la prima a rivelare che, dietro gli atteggiamenti spavaldi, si nasconde un’anima fragile, indifesa, complessa e torturata. E purtroppo in quest’autobiografia (che potrebbe anche essere la prima di una lunga serie) l’ex ragazza cattiva (ora tranquilla signora?) evita – non si sa perché – una disamina della propria attività artistica: mancano di esempio i retroscena o i messaggi dei numerosi corto e lungometraggi a cui partecipa con fare sicuro, appeal istintivo, impegno professionale, bucando lo schermo quasi ovunque in modo convincente, a livello sia estetico sia comunicativo. Purtroppo Asia Argento sorvola di proposito anche sul flirt con Morgan dei Bluvertigo, per il quale è, nel bene nel male, conosciuta persino dai non addetti ai lavori: insomma le ‘autocensure’ abbondano, benché lei ribadisca, ogni pié sospinto, di rifiutare l’etica borghese, contro cui non oppone né rilancia una weltanschauung proletaria, facendosi anzi coinvolgere in un decadentismo morale obsoleto (la pseudo-filosofia del sex, drugs and rock’n’roll) che purtroppo gli costa lacrime e sangue, con l’aggravante della mancanza di veri appigli socioculturali per staccarsene completamente.

Asia Argento, Anatomia di un cuore selvaggio. Autobiografia, Piemme, Milano 2021, euro 18,90.

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