
Il tema pasquale è al centro dell’opera di Zanzotto tanto da intitolarne un libro. Pubblicato nel 1973, Pasque – che nella seconda parte segue la scansione e il calendario della Settimana Santa, spingendolo fino all’impossibile Pasqua di maggio – si presenta come una raccolta di non facile lettura, e nemmeno facile o opportuno sembra estrapolarne frammenti testuali.
Elegia pasquale, che proponiamo, è fra i testi iniziali della raccolta d’esordio del poeta di Pieve di Soligo, Dietro il paesaggio (1951).
Di Andrea Zanzotto ricorrono nel 2021 il centenario della nascita e il decennale della morte: dopo quello collocato al 21 marzo, questo è il secondo foglio di un possibile Lunario ricavabile dai suoi versi e con il quale ricordarlo. (Giovanna Menegùs)
Elegia pasquale
Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti
E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane
Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.
Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.