Davide Barilli, Alchimia (Ars moriendi), (ed. Diabasis 2021)
Gli ultimi giorni del Parmigianino raccontati come in una folle corsa contro il tempo, tra alchimisti del Po, scalpellini, magiche figure rintanate sulle Apuane, visioni surreali e dipinti enigmatici. Personaggi reali e frutto d’invenzione i cui destini sono legati da un filo invisibile in un libro fatto di storie apocrife, leggende, imposture, interpretazioni e immaginazioni ardite.
”Trascinato da una lucida e febbrile rêverie, o da un desiderio inquieto di avvoltolarsi nelle spire delle magie ermetiche, Barilli ci offre in questa nuova, originalissima short story tutta una serie di segni, cifre, figure che evocano il mondo visionario, ambiguo e corrusco degli avventurieri delle manipolazioni alchemiche, degli esploratori dei metalli e della loro anima cosmica, terrestre e astrale”. (dalla postfazione di Paolo Lagazzi)
Un estratto:
Piove da tre giorni e altrettante notti.
Morbino, rintanato nella grotta alta, sta guardando il buio, come una bestia accecata. E? salito fin lassu?, a piedi, trascinando col cordame il mazzuolo e il martello di ferro dell’apuano, lo scalpellino che conosce i suoi segreti.
Erano trascorsi pochi giri di luna da quando si era avventurato, cercandolo, fino alla cava delle paludi. L’aveva chiamato due o tre volte. Ma la voce si era persa nei refoli di vento, rimbalzando contro le pareti lucide d’ardesia.
In una crepa del marmo, Morbino aveva infine trovato gli attrezzi dell’apuano. “Mi servono le tue armi”, gli aveva lasciato scritto, con un graffio di chiodo, sulla roccia. Caricati in spalla i ferri, era tornato alla grotta del drago. Da tempo non si vedevano, lui e lo scalpellino. Ma ora che possiede i suoi arnesi da picca, capaci di sfondare una parete di roccia vecchia di secoli, sa gia? quale uso farne.
Per non far rumore li ha avvolti in stracci pesanti, bagnati d’acqua piovana. Ha raggiunto la grotta del cinabro arpionando la costa piu? infida, quella che occhio nudo non vede, nascosta nell’ombra dei pietroni e delle scaglie abbarbicate al terriccio che spurga dalla roccia.
Si e? infilato nel buco stretto, carponi, strisciando come serpe bagnata. Al limitare del cunicolo, accende la fiaccola.
Strisce nere aggrediscono la cavita?, scura e umidiccia, sgocciolante di umori.
In fondo all’antro, come sangue rappreso di una gigantesca vulva sventrata, intravede l’arcuata schiena di roccia percorsa dalle vene di cinabro. Con la fiaccola illumina rughe profonde amalgamate di zolfo e mercurio, ferite brulicanti di granuli solfurei rappresi nel corso dei secoli. Osserva quella forma misteriosa: gli ricorda l’ombra di un drago preistorico dall’enorme bocca spalancata. Per la gente del posto quella figura magica, il cui aspetto indefinito incute rispetto da sempre, ha la sacralita? delle leggende. Nessuno ha mai osato toccarla; nessuno, prima di lui, e? mai entrato nella caverna.
Il vento sibila nella cava come un fischio misterioso. Morbino tira fuori dalla saccoccia una mistura di radici e bacche strappate fra le sassaie del Monte dei morti. Se le ficca in bocca. Mastica, deglutisce. E? sudato, dentro la gola sente un falo?, un pugno di fuoco sempre piu? rosso gli sta bruciando le viscere.
“Non ti faro? soffrire, te lo prometto. Pochi colpi di mazzuolo e sarai briciole di pietra. Poi ti mettero? dentro un sacco e arriverai lontano, lontano dal mare, fra le mani di un pittore di pianura che ti aspetta da mesi”.
Subito dopo afferra il mazzuolo e incomincia a spaccare la roccia di cinabro, grumosa e rossastra. Martellate pesanti, ben calibrate, che in pochi istanti mandano in frantumi la gigantesca macchia di cristalli sulfurei dalla curiosa forma di drago, riducendola in scaglie di pietra grandi come foglie di castagno selvatico. Nella grotta soffia un vento cattivo, una sberla lunga e bruciante, salata di tempesta, che squassa le pareti d’ardesia. Fradice d’acqua invernale, le montagne di marmo sono piu? lucide del solito, enormi unghie taglienti che si conficcano sulla dorsale allungandosi verso il cielo come una ferita d’argento.
In fondo, oltre i monti di arenaria, il mare ruggisce con il suo grido di onde. E? un giorno di mezz’estate dell’anno del Signore millecinquecentoquaranta.
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Davide Barilli, responsabile delle pagine culturali della «Gazzetta di Parma», è autore dei seguenti libri di narrativa: La fascia del turco (Casanova), Poltrona per acqua (Diabasis), Musica per lo zar (Guanda), La casa sul torrente (Guanda), Le cere di Baracoa (Mursia), Lo specchio silenzioso, Carte d’Avana, La ragazza di Alamar, Il gallo in bicicletta (Fedelo’s), Piombo e argento (Mup), La nascita del Che (Aragno). Cuba. Altravana (Giulio Perrone editore).
