
Tiziana Cera Rosco, poetessa e artista, è nata nel 1973 in Abruzzo e vive a Milano. Ospite di numerosi festival nazionali e internazionali ha per anni portato la parola poetica in luoghi di eremitaggio e solo tramite voce. Ha pubblicato Il Commento alle Sette Ultime Parole di Gesú sulla Croce, ed. Papero, 2017, Dio Il Macedone, Lietocolle, 2009, Il Compito, La Vita Felice, curato da Milo De Angelis, 2008, Lluvia, Lietocolle, 2006, Il Sangue Trattenere, Atelier, 2003, Calco Dei Tuoi Arti, Lietocolle, curato da Giuseppe Conte e Giampiero Neri, 2003.
Come sarà il corpo dell’uomo di Dio -dicevano
Un pesce?
Uno scontro tra un grido e il silenzio?
Sarà un nudo che gronda latte
Un fiato che viene a levigare un legno integrale.
Mormorerà come le nostre perdite?
Bisognerà nutrirlo con offese da perdonare
O avrà un fragile ossatura dentro una mano morale?
Sarà una condizione discorsiva
Sarà un fianco.
Nascerai dal mio addome come una squama di corallo
O ti sfilerò dall’inguine come una vena bianca?
Se sbatto su una lancia subisci un tradimento?
Se mi colpisco, per sentirti, ti sfiguri in pieno viso?
Ti senti vivo
O incassi tutto, per non far rumore, anche tu.
Distingui i corpi, caro Palo Sfranto dell’Impero delle Croci
Dissangueresti lentamente chi mi ha toccato da bambina
O, dimmi, hai qualche pregiudizio sulla crudeltà?
*
Così sola
Così vicina a me
Cosi tremendamente vicina a me da rompere la stella fissa
Così addolorata del liquido
Così riversata nell’universo
Così lontana
Così lontana da me
Nei globuli di una costellazione.
Così universo.
*
In qualunque luogo sarà il corpo
Là si raduneranno le aquile.
Per questo ti dico “Non Tremare”
“Non Tremare” sarà il tuo tuono.
Quando sarai morto, corpo mio,
Perfettamente tenero
Perfettamente quieto
Perfettamente spaccato nel mezzo
Ricordati di me.
Raggiungimi.
Nella poesia di Tiziana Cera Rosco il corpo è la chiave per accedere agli enigmi della poesia. Corpo dio corpo terra corpo animali corpo alberi corpo padre madre corpo figli corpo solitudine siderale corpo simultaneo d’amore a tutte le cose corpo filosofia corpo ignoranza. È il corpo “cosa dio” che incrocia anche i corpi fisici e memoriali evocati dei maestri a cui l’autrice spesso discorre come accompagnandosi con essi quotidianamente – tra tutti Rilke, Nietzsche, Celan, Auden, – un dialogo che appartiene alle parole colte (nel senso di “alte”) e còlte (nel significato di “raccolte”) che affiorano dall’itinerario autoriale di definitiva corporeizzazione della Parola.
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Molto chiare sono le idee di insegnamento, di una ricerca infinita, di una logica della realtà che si rappresenta sempre come sfida, atto divino; per questo la poesia di Tiziana Cera Rosco resta il luogo del massacro, la sua spiegazione intima non concede altro. Il bisogno di rappresentare immagini, in una grande fierezza di ombre e creature la spinge al meglio a confessare la sua vera beatitudine, un desidero acuto di unità, di una passione violenta misurata a distanze.
(Luca Minola su Poetarum Silva)
