
Dopo i buoni, ci sono i cattivi. Dei cattivi del cinema esiste in rete persino una classifica. Non ne esiste, invece, una dei buoni. A conferma, che i cattivi fanno peccato, me, evidentemente, sono più interessanti. I cattivi più popolari sono facili da individuare per i cinefili: Alexander DeLarge di Arancia Meccanica, Joker nelle sue molteplici varianti, Jack Torrance di Shining. Allora, lo sforzo da fare è quello di individuare quelli più significativi e simbolici, anche se meno noti. Il primo tra questi è Mr. C, proprio nel suo ruolo di doppio malvagio, anzi di doppleganger di Dale Cooper nel ritorno di Twin Peaks (2017). E’ curioso che qui ci troviamo di fronte ad una identità triangolare, in quanto esiste, come sappiamo, un doppio buono, che è Dougie Jones. Insomma, il rapporto tra bene e male è molto più complesso di una lotta a due. In questo, caso ci troviamo di fonte ad una danza plurale. La complessità del male la svela Kevin Specey nei panni di Keiser Soze ne I soliti sospetti (1995) di Bryan Singer, nell’imprevedibile scena finale. Mentre il mutevole passo claudicante allude ad un’ascendenza diabolica di tanto genio malefico.
All’opposto per trovare un esempio di quella banalità perfettamente descritta dalla Arendt bisogna tornare al classico. Banale, infatti, è la noia tremenda che spinge l’ufficiale nazista Amon Goeth a giocare a tira-segno con i prigionieri del suo campo di concentramento in Schindler’s List di Steven Spielberg. Il che mi conferma che il cinema di Lars Von Trier ci offre un modello di classico capovolto. Ne La casa di Jack (2018) il serial killer interpretato da Matt Dillon ha un impulso omicida più puro e immotivato di quello di Goeth. Con un’unica fondamentale differenza, che mentre l’istinto nazista richiama il gioco, quello di Jack evidenzia una tale autoreferenzialità da rasentare l’ispirazione artistica. Potremmo chiudere il cerchio del male con due personaggi in qualche modo simili: il giovane Barry de Il sacrificio del cervo bianco (2017) di Yorgos Lanthimos, il quale esprime in forma tesissima l’ineluttabilità della vendetta da farlo apparire come uno spietato angelo sterminatore; e l’infermiera Ratched di Qualcuno volo sul nido del cuculo (1975) di Milos Forman, paradigma della deriva sopraffattrice della cura.
Paradossalmente, inseguendo i cattivi nelle storie criminali si scende di livello drammatico. Il male nel cinema criminale più che banale è elementare. E’, pertanto, anche molto conformista e ripetitivo. Una figura di boss cattivo tutt’altro che convenzionale è Frank Costello in The Departed – Il bene e il male (2006). Jack Nicholson riesce a portarsi appresso la furia allucinata di Jack Torrence, superando sia l’interpretazione che il personaggio (il più cattivo dei cattivi secondo il Web). Gli potremmo affiancare per repellenza, il killer Maguire (Jude Law) in Era mio padre (2002) di Sam Mendes, che insegue il canonico mafioso buono Mike Sullivan (Tom Hanks). Come nel caso della zoppia di Keiser Soze, il male si fa sempre anticipare da un segnale cifrato, mentre il bene è lapalissiano. Così Costello beve solo un sanguinolento succo di mirtillo e Maguire ha delle mani con dita che sembrano vermi.

Ci sono poi i cattivi davvero odiosi, indipendentemente dalla carica violenta. E’ curioso che ce li abbiano fatti conoscere due comici italiani. In Siamo uomini o caporali (1955) di Camillo Mastrocinque, Totò ci presenta una figura che tutti conosciamo e abbiamo incontrato nella vita. Geniale è l’idea di fare interpretare questa “categoria” di persona-personaggio dallo stesso attore, un bravissimo Paolo Stoppa. Alberto Sordi, invece, ne interpreta un’altra, il cinico compassionevole, che ti mortifica col porgerti la mano, ti colpisce lasciandoti credere che ti aiuta, come il mediatore di bambini ne Il giudizio universale di Vittorio de Sica (1961). Queste figure le incontriamo quotidianamente. Non è facile, al contrario, assistere ad un percorso di redenzione, malgrado l’espiazione della pena capitale, come quello narrato in Dead Man Walking (1995) diretto da Tim Robbins. Matthew Poncelet (Sean Penn) ha commesso un crimine orrendo, egli stesso è spregevole, eppure, riuscirà a non farsi odiare.
Talvolta, infine, per trovare cattivi perfetti bisogna trovare figure disincarnate. Tra queste la più orribile è certamente Crudelia De Mon de La carica dei 101 (1961) prodotto dalla Walt Disney, di cui è uscito un prequel “in carne e ossa”, con Emma Stone (2021) che segue l’interpretazione di Glenn Close (1996). La più ambigua è Gollum. Ho visto tutta la trilogia de Il Signore degli Anelli (2001/ 2003) di Peter Jackson e confesso di non aver ancora capito se questo hobbit è buono o cattivo.
