Poesia italiana del XXI secolo

Livio Borriello è nato ad Avellino nel 1961, dove vive. Ha collaborato a diverse riviste, cartacee e web di scrittura e critica letteraria. Nel 2008 ha pubblicato Mica me (Edizioni OXP).

Sabato 20 agosto 2016

esercizi per accorgersi del mondo

ecco, ad esempio, il mondo… toh, guardate, il mondo… è lì… e lì… anche qui… oppure: ma questo è un mondo… ma guarda, scusa… non ci credi… toh, è ancora qua…

descrivere il modo in cui una montagna modifica il mio corpo che la guarda – l’impatto fatto di riassetti di vario ordine nel porzione dello spazio in cui sono segregato – tutto questo è accorgersene. è il gesto di un matematico e di un prete…

(…)

accorgersi del mondo perché il mondo sfugge, è trascurato, scivola via.  accorgersene per salvarlo, e per salvarci. accorgersene, è duplicarlo, è impiantarlo in un corpo, il mio – poi quello del lettore. così il mondo sarà in certi altri spazi, sarà altro mondo, è un’operazione ecologica, nostalgica, conservativa, previdenziale, ma anche teugica.

Tutto è appena uscito dal guscio, e luccica…

*

domenica 7 agosto 2016

la congerie che siamo dentro

 

(…)

siamo cose parlate da una lingua, tubi sonori attraversati dal linguaggio, da una struttura ugualmente fisica (l’aria, i segni, i tratti), ma talmente sottile e leggera da poter essere condivisa, da essere impersonale, collettiva, interlocutoria, siamo insediati da affezioni linguistiche.

la congerie che siamo dento… e tutto questo ammasso, questo intrecciarsi di tuberie e circolari di flussi spessi… tutto questo rivolgimento di gas turbinanti e getti elettrici e flussioni chimiche, tutto questo impasto fra generazioni e putrefazione… produce tutto lingua, segni, connessioni, astrazioni, figura, apparenza, plessi di suono e grumi di inchiostro che approfittano delle cavità e sboccano fuori…

L’ordine che impone la pelle, a quel che di me è sparpagliato… noi stiamo nel gas, e siamo dalla pelle in poi, verso dentro… e sopra la pianta che è la pianta dei piedi…

(…)

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sabato 10 dicembre 2016

album di certi attimi

(…)

in quella vita ci incrociavamo con quella ragazza al cancello della scuola

in quella vita da bambino vedevo quegli acari rossi sulle rocce

in quella vita si è fatto un piccolo segno sul divano che è restato da 40 anni

in quella vita io una volta lanciavo in aria la neve

in quella vita c’era la politica

in quella vita c’è era papà e tanti altri…

 

in quella vita regalammo a nonno il disco “il cacciatore” di fiammetta (all’inizio fischiava)

il passato si schianta a ogni istante su di me.

quanto più distante e irrecuperabile, tanto più lancinante.

ah, certo, baudelaire è elegante e io patetico.

Da Esercizi per accorgersi del mondo, Transeuropa, Massa, 2020.

Mi fa piacere pubblicare qualche anteprima del mio libro su La poesia e lo spirito, un blog che, contro qualche apparenza, è vicino alla mia sensibilità. Credo che l’operazione profonda della scrittura (non mi piace parlare di letteratura, e ormai nemmeno di poesia) sia quella di ristabilirci nell’assoluto, nel cosmico, in quello che io chiamo il non-linguistico  – spazio esteso che può comprendere la follia come il misticismo – di posizionare in questo spazio la carne perduta, il relitto di materiali (dis)organici che siamo. Deve essere una sorta di preghiera laica o, per rifarci a Merleau Ponty, una riforma della percezione. Se nel mio primo libro di un certo impegno, Mica me, del 2008, quest’operazione era letterale, qui ho cercato di articolarla in 2 momenti: quello appunto di approfondimento e riorientamento della percezione, e quello della sua applicazione politica, nel senso più lato. Ho anche parlato di autopsia del reale, termine da intendere in senso etimologico, come sguardo diretto – preliminare o decostruito – alle cose (stesse). L’intento era ambizioso, per ora devo dire che il riscontro, anzi l’effetto che è quello che mi importava,  qualitativamente è stato ottimo, quantitativamente scarso. Spero che questa scelta incuriosisca qualcuno, e chiudo la nota con un apprezzamento di Valerio Magrelli: una miniera di intelligenza e strazio… un libro forte e difficile, duro come un osso e nutriente come il suo midollo.

(Livio Borriello)

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