Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me
la vita che non si scambia con parole.
Me l’hanno dato per serbare dentro di me
le voci che solo in me sono vere.
Me l’hanno dato per serbare dentro di me
l’impossibile parola della verità.
Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,
nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,
per serbare dentro di me,
per ignorare dentro di me
l’unica parola senza travestimento –
la Parola che mai si proferisce.
Chi non si riconosce, in qualche modo, in questa ricerca della “Parola che mai si proferisce”? Siamo fatti per scoprire la profondità di ciò che siamo, al di là del rumore, nel silenzio.


Voglio continuare a credere che la verità sia una parola possibile da comunicare, abbiamo tutta l’eternità per tacere.
“La musica è in rapporto col silenzio e con lo spazio spirituale che da esso nasce e che chiede d’essere colmato. Senza silenzio, non c’è musica”, scrive il giornalista Gustavo Zagrebelsky.
Questo vale sicuramente anche per il linguaggio. Così, tra silenzio e parole non vi è contraddizione, anzi, forse le parole che hanno il potere di comunicare profondamente, e non soltanto intrattenere, nascono proprio dal silenzio: dell’ascolto di un battito più intimo, di una voce che viene da lontano. Poi, certo, c’è silenzio e silenzio: un silenzio mortifero ed uno gravido di vita, naturalmente è a quest’ultimo che ci si riferisce.