Nozze


Il terzo giorno: comincia così il brano evangelico delle nozze di Cana. Ciò detto, è detto tutto. Sappiamo cosa succede il terzo giorno. Sappiamo quanta morte ci sia nelle cellule del nostro corpo, nei frammenti delle nostre storie. Il nostro è un racconto avvelenato, inevitabilmente, perché la vita trova sempre il modo di ferirci, e noi siamo esposti ai dolori più inutili: rancori, invidie, gelosie, complessi di ogni tipo. Le nozze di Cana ricordano che dimentichiamo la premessa: il terzo giorno. Di qualunque morte siamo vittime, la notizia è che, dopo tre giorni, si risorge. Il racconto comincia così, con una nota di ottimismo.

C’è un ulteriore dettaglio incoraggiante: fu invitato alle nozze anche Gesù. Chissà perché, qualunque cosa organizziamo, dimentichiamo questo invito. Perché è invisibile? Perché ci manca l’indirizzo? I fatti della vita non diventano eventi perché Gesù non è invitato. Spesso è imbucato: si mette in un angolo e aspetta silenzioso, pronto a fare miracoli, se occorre. Ma noi preferiamo soffrire, lamentarci per quello che manca: vuoi mettere una mormorazione nel deserto perché la manna è leggera, perché mangiare sempre quaglie viene a noia, perché le cipolle e i cocomeri d’Egitto erano meglio. C’è un certo gusto a poter dire che le cose non vanno come devono. Siamo superiori: noi facciamo meglio. Per essere infelici basta questo, e ne cogliamo al volo ogni occasione.

Nelle nozze di Cana, a un certo punto, manca il vino: che organizzazione sgangherata! C’erano imbucati? Qualcuno ha bevuto più degli altri? Gli sposi hanno mirato a risparmiare? Maria non si fa troppe domande e si rivolge al Figlio: non hanno più vino. Cosa spera di ricavare da Gesù? Lo ha visto fare dei miracoli? Si ricorda che l’angelo Gabriele le aveva promesso chissà cosa? In ogni caso, ha una fiducia senza limiti in quel Figlio così strano che nemmeno lei lo capisce davvero. Già una volta le aveva risposto bruscamente, nel pellegrinaggio al tempio, dove si era dileguato all’improvviso. Voleva ricascarci, adesso?

Che ho a che fare con te?
Ecco, lo sapeva. Ma il problema è urgente. C’è il rischio di una festa rovinata, e un matrimonio cominciato male non è detto che finisca meglio. Lei è  così: sa che per essere infelici basta poco, che lamentarsi è inutile, che qualunque cosa, nella vita, è più fruttuosa del piangere sul latte versato.

Fate quello che vi dirà, sussurra ai servi.

Riempite d’acqua le giare, ordina Gesù. Si vuole levare una soddisfazione: le giare per le abluzioni rituali non servono a nulla senza un altro potere; la religione, senza amore, non è capace di salvare la festa, né la vita.

I servi sono celeri nell’obbedire, seicento litri d’acqua pronti per l’uso: gli sposi brinderanno così? Un servo non si permette domande inopportune.

Portate al maestro di tavola, dice Gesù. I servi sono sempre più interdetti: saranno rimproverati per uno scherzo fuori luogo? Pagano loro per l’incuria dei padroni di casa? Eppure hanno sentito parlare bene di questo nazareno. Il bello d’essere servo è che non sei tenuto a discutere, ma soltanto a obbedire. Noi siamo bravi a non fidarci, a ignorare richieste incomprensibili, tipo: percuoti col bastone il mare, che si aprirà davanti a voi.

Il maestro di tavola assaggia: non gli è mai capitata questa cosa. In genere – diciamo pure: sempre – il vino buono si serve all’inizio, e quello meno buono quando gli invitati sono alticci. Questi sposi si rivelano speciali: hanno servito il vino migliore alla fine della festa. Nessuno può più lamentarsi: per la manna, per le quaglie, per il vino, per la carriera inadeguata, per i figli degeneri, per la pandemia che ci perseguita. Nessuno si lamenta, protesta, parla male. Che sia questo il cielo? Certamente è il primo segno che il Nazareno ne dà, manifestando il suo modo diverso di pensare. Dimostrando che chiunque si lasci amare da Dio, finisce con l’essere speciale.

[Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. “Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto, il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”.

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Vangelo di Giovanni 2, 1-11].

3 pensieri su “Nozze

  1. S&R

    Bellissima l’ idea di narrare il Vangelo, con questo stile sobrio ed incisivo che sa entrare nel suo mistero, e lo spezza, lo distribuisce come un pane caldo che emana il suo divino profumo.

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  2. giorgio stella

    Amici, del grande don Fabrizio perché il tono é questo cercate ‘IL VANGELO COME NON L’AVETE MAI LETTO’ dove un Gesù stanco umanamente ti rigenera ulteriormente nell’animo. EFFATÀ EDITRICE [nn io x un indirizzo]

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