Stanotte un qualche animale
ha ucciso una bestiola sottocasa. Sulle piastrelle
che illumina un bel sole
ha lasciato uno sgorbio sanguinoso
un mucchietto di visceri viola
e del fiele la vescica tutta d’oro.
Chissà dove ora si gode, dove dorme, dove sogna
di mordere e fulmineo eliminare
dal ventre della vittima le parti
fetide, amare.
Vedo il mare, è celeste, lietissime le vele.
E non è vero.
Il piccolo animale sanguinario
ha morso nel veleno
e ora cieco di luce
stride e combatte e implora dagli spini pietà.
La morale è chiara, ma la poesia dice di più. Siamo lì, anche noi alle prese col dolore e la violenza, con gli opposti di una vita che ci provoca a ogni istante.


Fortini pensa alla bestia che ha ucciso e che adesso si gode il frutto del delitto. Ma il mare che vede continua ad essere celeste e le vele lietissime. Il male dunque non ha alterato la verità della natura (e dell’uomo) e la bestia che ha ucciso non può che scontare le conseguenze amare del suo delitto. Ilmale non può vincere sul bene.
La natura è governata da una legge tanto perfetta quanto spietata, inutile negare che questo fa uno strano contrasto con il suo Creatore, il Dio-Amore.
La fiducia che tutto abbia un senso, che il male, la morte, la sofferenza siano destinati a scomparire, è la grande virtù della Speranza che porta a fissare lo sguardo sul bene, nella certezza che è ciò che rimarrà.
https://youtu.be/Kl1qa3J2UZs