Addio, arena di calce, addio diamante,
il tuo cielo su me è un chiuso volto;
lascia ch’io torni al mio paese sepolto
nell’erba come in un mare caldo e pesante.
Porte roventi nel cielo distante,
nero è il tuo sole, nera è la tua luna.
Carne senza rimpianti, riso senza nessuna
memoria: addio città senza speranza.
Perché io so le tue vie, diritte spade, i suoni
delle tue piazze celesti; ma so il vento
che ti affila, il lamento
delle tue nascoste stazioni.
No, la tua fronte non splende di grazia.
Chi ti raccoglierà, grido di giubilo?
L’iride che ti specchia è senza nubi.
Sei sola, dentro le tue mura di spazio.
La città cambia a seconda dello sguardo. Questo è lo sguardo dei versi di Giorgio Bassani sulla capitale.


Non è il solo poeta a vederla così, anche Rilke ad esempio ne rimase in qualche modo deluso.
Questo fa riflettere: ogni bellezza, anche quando è oggettiva, fa vibrare determinate corde e non altre, così diventa un luogo dell’anima, in cui qualcuno si riconosce e comincia a vibrare su quella stessa frequenza, mentre qualcun altro rimane distante perché viaggia su altre tonalità.
Arena di calce ma anche diamante.
Ogni luogo ha sempre, inevitabilmente, due facce.