2 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Trilussa. 4

  1. Luigi Maria Corsanico

    TRILUSSA – LA MASCHERA

    TRILUSSA
    TUTTE LE POESIE
    ARNOLDO MONDADORI EDITORE
    I EDIZIONE: NOVEMBRE 1951

    Interpretata da Luigi Maria Corsanico

    Respighi – Gli Uccelli
    “La Gallina”
    Buchmann-Mehta School of Music Orchestra
    Conductor: Yi-An Xu

    ~~~~~~

    Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
    E ancora tengo er grugno de cartone
    che servì p’annisconne1 quello mio.
    Sta da vent’anni sopra un credenzone
    quela Maschera buffa, ch’è restata
    sempre co’ la medesima espressione,
    sempre co’ la medesima risata.
    Una vorta je chiesi: — E come fai
    a conservà lo stesso bon umore
    puro ne li momenti der dolore,
    puro quanno me trovo fra li guai?
    Felice te, che nun te cambi mai!
    Felice te, che vivi senza core! —
    La Maschera rispose: — E tu che piagni
    che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
    che la gente dirà: Povero diavolo,
    te compatisco… me dispiace assai…
    Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
    Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
    e se te pija la malinconia
    coprete er viso co’ la faccia mia
    così la gente nun se scoccerà… —
    D’allora in poi nascónno li dolori
    de dietro a un’allegria de cartapista
    e passo per un celebre egoista
    che se ne frega de l’umanità!

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  2. Ema

    Toglimi il pane, se vuoi,
    toglimi l’aria, ma
    non togliermi il tuo sorriso.

    Non togliermi la rosa,
    la lancia che sgrani,
    l’acqua che d’improvviso
    scoppia nella tua gioia,
    la repentina onda
    d’argento che ti nasce.

    Dura è la mia lotta e torno
    con gli occhi stanchi,
    a volte, d’aver visto
    la terra che non cambia,
    ma entrando il tuo sorriso
    sale al cielo cercandomi
    ed apre per me tutte
    le porte della vita.

    Amor mio, nell’ora
    più oscura sgrana
    il tuo sorriso, e se d’improvviso
    vedi che il mio sangue macchia
    le pietre della strada,
    ridi, perché il tuo riso
    sarà per le mie mani
    come una spada fresca.

    Vicino al mare, d’autunno,
    il tuo riso deve innalzare
    la sua cascata di spuma,
    e in primavera, amore,
    voglio il tuo riso come
    il fiore che attendevo,
    il fiore azzurro, la rosa
    della mia patria sonora.

    Riditela della notte,
    del giorno, della luna,
    riditela delle strade
    contorte dell’isola,
    riditela di questo rozzo
    ragazzo che ti ama,
    ma quando apro gli occhi
    e quando li richiudo,
    quando i miei passi vanno,
    quando tornano i miei passi,
    negami il pane, l’aria,
    la luce, la primavera,
    ma il tuo sorriso mai,
    perché io ne morrei.
    Pablo Neruda

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