
Claudio Damiani è nato nel 1957 a San Giovanni Rotondo. Vive a Rignano Flaminio, nei pressi di Roma. Ha pubblicato varie raccolte poetiche, tra cui Fraturno, Abete, 1987, La miniera, Fazi, 1997, Eroi, Fazi, 2000, Attorno al fuoco, Avagliano, 2006, Poesie, Fazi, 2010, Il fico sulla fortezza, Fazi, 2012, Cieli celesti, Fazi, 2016, La vita comune. Poesie e commenti (con Arnaldo Colasanti), Melville, 2018, Endimione (Interno Poesia, 2019. È stato tra i fondatori della rivista letteraria Braci (1980-84) e, nel 2013, di Viva, una rivista in carne e ossa. Nel 2016 ha pubblicato il saggio La difficile facilità. Appunti per un laboratorio di poesia (Lantana). Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui i premi Bellezza (1994), Metauro (1997), Montale (2001), Frascati (2001), Luzi (2007), Lerici Pea (2009), Laurentum (2011), Camaiore (2013), Brancati (2013), Carducci (2020). Suoi testi sono stati interpretati da Nanni Moretti, Piera Degli Esposti, Roberto Herlitzka e altri.
Sì, ho cercato
ma adesso vorrei vagare
solo vagare
senza cercare.
Si, qualcosa ho trovato
cioè non proprio trovato,
qualcosa m’è passato vicino,
girandomi ho visto la coda
ma non mi va di inseguirlo,
ecco, lasciamolo stare, lasciamolo correre
dove gli pare.
Adesso vorrei essere io
questa cosa che appare non vista,
vorrei essere io questa cosa che vaga
e che ti sfiora, ti passa accanto nel sonno
mentre dormi, mentre mangi, mentre leggi
ti passa accanto e ti accarezza
o ti dà un bacio veloce
tu non fai a tempo a accorgertene
che già non mi vedi più.
Da Endimione, Interno Poesia, 2019
*
Se fosse che è tutt’altro,
tutt’altro da quello che siamo
tutt’altro da quello che pensiamo
e che vediamo, se quello che ci aspettiamo
fosse tutt’altro da quello che sarà,
se quello che sarà fosse qualcosa di bello
e non avessimo nostalgia della vita,
delle persone care, dei luoghi, di tutto quello
che abbiamo amato, se non avessimo nostalgia
ma tutto fosse con noi com’era già stato
in vita, se ci fosse restituito
ciò che ci è stato tolto, che non c’è stato dato,
ci hai mai pensato? Se fosse che adesso
soffriamo, ma poi non soffriremo più,
tutto ci sarà ridato, e in più
anche altro che non abbiamo avuto
e fossimo così pieni e soddisfatti
da non chiedere più, da non soffrire più
ci hai mai pensato?
*
La mente la devi spingere, è questo quello
che devi fare, la devi spingere avanti
fino a coprire tutte le galassie
tutta la materia oscura e l’energia oscura,
devi spingerla e spingerla, sempre più lontano
fino all’ultimo atomo della totalità dell’essere,
non devi lasciare niente, neanche un atomo, ricordati,
anche le cose che non sappiamo, che non conosciamo
anche quelle che non ci immaginiamo, anche quelle devi metterle
(lo so che è strano, ma devi fare così)
ed ecco comincerai a sentire una forza,
un’energia che penetra nel tuo corpo
da dentro. Questo è lo strano,
che non viene da fuori, come ci si aspetterebbe,
ma viene da dentro
come se – capisco che ti puoi stupire –
l’intero universo fosse dentro di te
ma tu non ci pensare, lasciala venire
e spandersi per bene in tutto il tuo corpo,
e poi goditi la sorpresa
di essere sfuggito (lo so che è strano) alla morte.
La poesia di Claudio Damiani ha una forza centrifuga, vibra di una tensione estroversa. La traiettoria è al di fuori del ‘qui ed ora’ delle umane esistenze, prende distanza dal corpo verso un ‘altrove’ cui ritrovarsi autentici e compiuti. Eppure, non è una poesia rarefatta e volatile, resta ancorata alla gravità della memoria e della tenerezza umana. Si sente, piuttosto, l’ossigenazione di una ferita nascosta e ancora dolorosa dalla quale tutto ha preso le mosse. Il sentimento di sospensione che il suo verso conferisce alla lettura dona a questa poesia una distanza di diversa natura, una certo tipo di aura, che consente allo sguardo la visione più prospettica dal più vicino punto focale. Sembra quasi un effetto ottico: rende unico ogni vissuto comune.
(Pasquale Vitagliano)
Foto di Marina Benedetto
