
Alessandra Corbetta nata a Erba nel 1988, è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e dei Media e lavora come Adjunct Professor e Teaching Assistant presso l’università LIUC-Carlo Cattaneo. Ha conseguito un master in Digital Communication e uno in Storytelling. Ha fondato e dirige il blog Alma Poesia (www.almapoesia.it), con il quale ha anche curato la pubblicazione del volume Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete (Puntoacapo Editrice 2021). Collabora con il blog spagnolo di letteratura e poesia Vuela Palabra, scrive per il giornale online Gli Stati Generali e per Rete55 conduce la rubrica “Poetando sul sofà”, dedicata a grandi autori della poesia italiana. La sua ultima pubblicazione in versi è Corpo della gioventù (Puntoacapo Editrice 2019). Sue poesie sono presenti in diverse antologie e tradotte anche su riviste straniere. Tutta la sua attività è consultabile sul sito www.alessandracorbetta.net.
BLU
La rincorsa all’unicità
sfinisce
Dicono che la nostalgia m’appartenga
come l’esile equilibrio del fenicottero,
sicuro su una gamba sola. Il blu
sa essere tremendo
ma perdonerà questa fase rosa
di mattoni e nubi.
L’unicità è lì sospesa
tra l’onda e la sua schiuma:
il blu è atroce, ora lo sai. Ha per prezzo
il lancio folle della moneta,
caduta a terra
nel cappello del mendicante.
*
TERZA ORA
Non saremo mai l’armonia complice
tra violino e xilofono
la scuola media insegna
una collina senza pendio
non è collina.
Così quel verso accarezza altri capelli,
cerca un alibi migliore.
Altrove è un viso tra tanti,
la pianta di quei limoni.
Nella bella vista anch’io vorrei morire
ora
mentre mi guardi,
e canti e dormi e non avverti
il dolore atroce del mio passaggio
obbligato di gioventù.
*
PERSEVERANZA
Avremmo bisogno dell’immutabilità del passo,
perseverare sull’orma del vecchio
e trattenere il cappello alla folata di vento:
riconoscerci allo specchio sarebbe la vittoria
sul demone della scelta, l’inclusione dello scarto.
Lo sguardo si ferma, allunga sé stesso
oltre la longitudine alla bellezza
delle tue gambe, si fa sfera
intorno ai seni sbagliati per incuranza…
Non aver trattenuto gli anni
sarà la spada.
Da Corpo della gioventù, Puntoacapo Editrice, 2019
Pensare alla ricerca poetica della Corbetta è condividere l’idea di una continua evoluzione, magmatica, dell’Io in funzione di una realtà sfuggente, che si dimostra talvolta insidiosa nella metafora di una casa vuota, di uno specchio che non riconosce, di posti che non attraversano, talvolta più rassicurante, nell’idea di un porto che accoglie in silenzio proprio mentre tutto tace e diventa possibile la quiete. In questa cornice accade la poesia: essa si addensa in una forza immaginativa mai scontata, in cui l’identità personale si consuma lasciando spazio alla matrice di un’esperienza comune di spaesamento, incredulità. Talvolta prevale il dato percettivo del colore, il verde degli occhi, il blu del mare o del cielo, il bianco di un abito da sposa o del riso; spesso emergono i dati di un mondo compresso sullo sfondo, a corollario di atti e percezioni, che si dà in modo atono e opaco, a completare la caducità corporea di chi non è mai iniziato. Sempre si staglia la sensazione di un quadro esistenziale incompleto, splendidamente inespresso e che rimane lì, in attesa di coordinate certe, di senso.
(Ivan Fedeli)
