
“La fragilità dei pesi” di Alessandro Franci (Società Editrice Fiorentina, 2020)
Quattro poesie:
Disordini
La vita scissa tra memoria e ragnatele,
la rimessa degli attrezzi, i ripostigli
di utensili e fiaschi negli angoli scuri,
dimora di ghiri addormentati sulle travi;
non c’è un inventario, uno schedario,
ci si perde tra i percorsi, ogni domanda
resta aperta, ammessa d’ufficio tra le attese:
dove andavamo? ora ruggini e crepe
amano le polveri e altri corpi,
negli angoli del giardino tra ortiche e vasi,
privi di lucidi cordogli che potrebbero
servirti nell’ordine che fai cercando ancora.
*
La fragilità dei pesi
Ha un colore di osso secolare, brunito,
di reliquia, la capriata che regge il tetto,
prediletta nei sogni, nelle sere di sciami,
di guano, che il fare del caso ripresenta;
eterno approdo delle ore, rifugio
di ombre disposte dai tramonti e
se l’ora ritarda solo di poco gli istanti
se la luce si sofferma ancora,
un lembo oscura, graffia i margini
rimasti tra puntone e staffa,
fruga la fragilità dei pesi, i punti di rottura,
al rintocco di campane dai sentieri
dimenticati, all’urto dei ferri e dei tiranti
e si rivela indubbia la sua forza nel sonno
improvvisato, poco più che il lenire
d’analgesico per l’insaziabile dolore.
*
Archetipi
Dalle intercapedini fragili è
un fremito alla porta degli inverni
al gelo nelle mattinate di cristallo…
oltre il vetro i risvegli sembrano migliori,
se si scrutano le distanze
e i colori, privi di rumori di scena.
Resta in stallo solo una voce, sempre quella,
tra i grigi e il tepore delle stanze
come fosse l’archetipo dei suoni.
*
Di unica sostanza
I muschi sono pietrificati
sui muri a secco
tutt’uno di malattia e coesione;
arcipelago brulicante
di gasteropodi e formiche
totem di foglie e piume come cimeli
per sopravvivenze verticali.
Si osserva uno spettacolo da circo:
l’oscillare tra la vita e la morte
che ci assomiglia
nelle geometrie mobili e fatali,
con la seta di tele a imbrigliare il viavai
delle file ordinate e silenziose.
