Frammenti di Cinema # 47

 

Il cinema è per sua natura claustrofobico e corale. A differenza del teatro, per esempio, è raro vedere film interamente girati al chiuso e con un solo personaggio. Quando avviene, infatti, ci troviamo di fronte a sperimentazioni o a prove d’attore (o d’attrice). E lo spettatore, in genere, è diffidente. Ad esempio, molte attrici si sono misurate con un testo teatrale (appunto) di Jean Cocteau del 1930, La voce umana. La prima è stata Anna Magnani nel 1948 nell’omonimo episodio de L’amore di Roberto Rossellini.  Tutto il film ruota sul personaggio di una donna che parla al telefono con l’amante che l’ha abbandonata. Nel 1966 con questa prova si cimentò anche Ingrid Bergman in una versione di Ted Kocheff per la televisione britannica: un vero e proprio duello a distanza tra le due, dopo essersi contese il grande regista del neo-realismo. Nel 1988 ci provò anche Ornella Muti in Codice Privato di Citto Maselli. E per ultimo Tilda Swinton in The human voice, cortometraggio in inglese di Pedro Almodòvar del 2020. Alle prese col telefono sono Tom Hardy in Locke (2013) di Steven Knight e Jake Gyllenhaal in The guilty (2021) di Antoine Fuqua, remake de Il colpevole del 2018 esordio dello svedese Gustav Moller. Entrambi sono una riflessione sulla colpa e la responsabilità, il primo girato in tempo reale, senza stacchi di telecamera; il secondo interamente girato all’interno di un centralino di smistamento di chiamate urgenti della polizia. Infine, Colin Farrell riesce persino ad interpretare un thriller restando al telefono nel film In linea con l’assassino (Phone Booth) di Joel Schumacher (2002).

Non sono rari, invece, film in cui il personaggio solitario deve sopravvivere in un ambiente esterno. Gli esempi sono numerosi. Non è un caso, tuttavia, che difficilmente siano memorabili, spesso si tratta di B-movies. Recenti e singolari sono Buried – Sepolto (2010) di Rodrigo Cortès, interamente girato dentro una bara di legno nella quale un volontario è stato sepolto da miliziani iracheni; Passo falso (2016) di Yannick Saillet, in cui un soldato francese in Afghanistan cade in una situazione di stallo a causa di una mina inesplosa;  Monolith (2017) dell’italiano Ivan Silvestrini, in cui una mamma pop-star deve liberare suo figlio che per errore è rimasto blindato all’interno di un’auto iper-tecnologica. Se questi film resteranno mere curiosità per cinefili, possono considerarsi nel loro genere dei cult-movies: Cast away (2000) di Robert Zemeckis, dove persino il pallone Wilson assume dignità di personaggio, e Gravity (2013) di Alfonso Cuaròn, che oltre ad essere considerato tra i più bei film spaziali, è una solitaria eppure avvincente riflessione sul destino. Da ricordare, infine, è anche Panic Room (2012) diretto da David Fincher con Julia Roberts, sia per le sperimentazioni digitali adoperate, che per la conferma che talvolta il cinema si diverte a giocare con i propri limiti, collocando lo spettatore in una posizione di claustrofobia. All’opposto di Sepolto, infine, un film girato “in aria” è Intolleranza – Simone del deserto, di Luis Bunuel (1965) su Simeone, appunto, lo “stilita.”

Non è un caso che quando il cinema restringe troppo il suo punto di vista (oggettivo e/o soggettivo) confina con il teatro. Un esempio di grande presa (per giunta il film nasce per la televisione) è Sunset Limited (2011) diretto da Tommy Lee Jones sull’opera teatrale di Cormac McCarthy. Due soli personaggi, Samuel L. Jackson, il nero, e lo stesso regista, il bianco, interpretano un duello filosofico. All’opposto, un film capace di espandere al massimo la potenza visiva ed emotiva del cinema pur con il minimo di azione e di personaggi è Into the wild – Nelle terre selvagge (2007) diretto da Sean Penn. Il merito non è, come potrebbe sembrare, della bellezza della natura ripresa, ma della potenza immaginativa e memoriale della narrazione filmica. “Ragazzi io però sto quasi per arrivare alla fine,” si legge nell’ultimo messaggio del protagonista, Christopher McCandless. “Proverò a tornare ma se non ce la faccio cercate. Cercate un rullino e guardate nella foto, rido. Sì rido anch’io ed ho riso ma non è stato facile.”

 

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