Prefazione di Fabrizio Centofanti
Roberto Rossi Testa ci ha lasciato. Mi ha telefonato Lidia, la compagna di una vita, stamattina, intorno alle otto. Sono rimasto incredulo: l’avevo sentito un paio di giorni prima, con la voce flebile ma ferma, lucida, come tutto in lui è stato sempre attraversato da una sonda nitida e precisa, disincantata e calda, affettuosa e spietata, come se la vita umana fosse davvero quel coacervo di contraddizioni da tenere insieme che i saggi descrivono nei libri entrati nella storia, a cominciare dalle Lettere di Paolo: la carne e lo spirito, il peccato e la grazia, l’intelligenza e la passione, l’ombra e la luce. Roberto, come il Leopardi da lui tanto amato, non si è fatto illusioni su quella che chiamiamo la natura umana: l’ha guardata in faccia con coraggio, raccogliendo il guanto della sfida, non sottraendosi mai alle sue provocazioni, che su questo suo e nostro caro blog trasfigurava e rendeva durature in forma di apologo. Con lui avevo un dialogo serrato: ogni giorno ci inviavamo una mail con un commento ai fatti del giorno, ai temi più scottanti, ai nodi che impegnavano noi e l’umanità in una lotta a volte sfiancante con la logica, l’etica, la fede. A un certo punto mi è sembrato strano non vedere il suo nome nella posta in arrivo: era un rito, un’abitudine, una di quelle certezze che fanno della vita un luogo famigliare, tenero, sicuro.
L’ultimo apologo narrava di un incontro in treno tra viaggiatori pendolari. Quello che potremmo definire il suo interlocutore lo interpella con parole che starebbero bene, credo, sull’ultima dimora di Roberto:
Lei segue quella che viene ufficialmente indicata come la strada maestra, che poi non ha mai insegnato nulla di buono a nessuno ed è la strada dei fessi; e vuole per di più seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento: con il piglio di quei capipopolo di un giorno che hanno il collo che sembra fatto apposta per essere tagliato il giorno dopo sulla pubblica piazza.
Roberto è stato questo: uno che ha creduto fino in fondo nella strada maestra, che viene dai più considerata la strada dei fessi; e ha voluto seguirla insieme agli altri, avendoli a cuore, quasi potesse costituire per loro un esempio, un incitamento. Mi verrebbe da replicare all’infinito queste che sono tra le sue ultime parole scritte, quasi un testamento da dedicare alle persone che ha amato, a Lidia, a noi amici del blog, a voi lettori, che avete condiviso con il cuore, oltre che con la mente e la cultura, le sue Provocazioni. Lascio ad altri il compito di celebrare il Roberto poeta e traduttore. Io mi limito a concludere, qui, quello che per me non è un addio.
29 gennaio 2016
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Splendida recensione, come l’eredità lasciata da Roberto: il coraggio di sostenere lo splendore della verità, affascinante e terribile in un sol tempo.
(una dedica,un umile pensiero,
per Roberto Rossi Testa;”incontrato”tra i post e commenti sul blog La Poesia e lo spirito (Lpels) che ho iniziato a seguire dal 2015 tre “pagine” di Fabrizio.scritta qualche giorno aver letto la notizia.
“UN CUORE GOLOSO”
Era n’ po’ d’anni che se conoscevamo
‘gni vorta ‘ncontrasse co ‘na stretta de mano;
perché de ‘testa’ stavamo ‘n sintonia,
punti de vista, tra spirito e poesia.
…mo’ t’allontani, te s’è portato via…
p’ arisentisse ce ne vo’ de fantasia!!!
Ma se ner core er penziero resta vivo,
io ne so certo,
ce renno Grazia a Dio,
riesco ancora,puro si stai lontano,
a senti er calore de la stretta de mano,
che sempre suggellava quell’incontro …
È ‘n po’ così pe’ tutti quelli che so’ partiti…
te restano in capoccia…
si cor core li hai inghiottiti!!!
Grazie, Fabrizio, per questo tuo lavoro che rende giusta memoria delle Provocazioni del caro Roberto, preziosi per bellezza e acutezza. Mi procuro senz’altro il libro, con la tua sensibile introduzione.
Lasciare qualcosa di buono, questo il segreto di una vita ben spesa, lasciare.