
Don Mario mi parlava di carità e io, naturalmente, non capivo. Solo dopo anni e anni ho recepito qualcosa che in lui era chiarissimo, ma per me restava oscuro. La mattina che mi disse di aver atteso tutta la notte con l’emorragia intestinale per dare i soldi a un uomo braccato da una banda di strozzini, mi arrabbiai come mai. Solo oggi mi sembra normale, tutto questo – normale per un santo. Chiedo a te, lettrice, chiedo a te, lettore, se sia giusto o meno portare sugli altari questo prete che ha compiuto azioni inenarrabili, che fatico a capire, anche se ne è passata di acqua sotto i ponti. Chissà se un giorno sfonderemo anche noi la porta dell’umano e correremo, finalmente, nelle praterie dell’amore divino, non fosse altro che perché bazzichiamo il Santuario che da questo prende il nome. Mentre la storia precipita verso un esito drammatico, portiamo in processione questa icona come nelle feste di paese, ricordando a tutti che c’è un’opera da compiere, un pensiero da cambiare, dopo che ci hanno ridotti per cent’anni a credere che Dio sia morto. Povero Dio, che pazienza deve avere. Ma tutto fa credere che la pazienza stia lasciando il campo a un’azione devastante, per riportare l’uomo e la donna alla ragione. Venti di guerra ci accarezzano le guance, col loro soffio gelido: ormai ci siamo, la catastrofe è alle porte. Noi attendiamo fiduciosi, con l’emorragia di senso che ci tormenta nella notte. Ma già sappiamo che l’alba arriverà, e che un’anima in più sarà salvata.

Splendida pagina, vibrante e coraggiosa. Un invito a leggere anche gli eventi più drammatici come occasione per “sfondare la porta dell’umano”, per entrare nella dimensione indistruttibile dell’Amore, che i santi ci indicano con le loro vite al limite del comprensibile.
MI SOFFERMO SOLO SULLA PAROLA CARITA’ …
DON MARIO AVEVA STOFFA PREGIATA … ABBIAMO I SANTI … DOVREMMO TUTTI INDOSSARE NELLA CONCRETEZZA, CON LA STESSA STOFFA … UN ABITO SU MISURA
NON SI COMPRENDE IL MOTIVO PER CUI L’ALTRO FA LA CARITÀ fino a quando non si è chiamati a FARE LA CARITÀ in prima persona non come un dovere da compiere, non come obbligo, non perché hai un ruolo o una posizione da “difendere e proteggere” ma come qualcosa che nasce dal di dentro, dal cuore.
È qualcosa che ti spinge ad andare oltre, ad affrontare pure i pericoli che in quel momento ci sono, che potrebbe essere un dolore fisico, un dolore morale, affrontare gli intoppi anche di un incidente che incontri per strada mentre vai verso l’altro/a. “com’è successo a me oggi pomeriggio” Oppure un incidente in cui vieni coinvolto/a. CHI VA VERSO LA CARITÀ NON INCAPPA IN UN INCIDENTE, TUTT’AL PIÙ TROVA UN INCIDENTE COME INTOPPO, perché CHIAPPETTO “ diavoletto” RODE quando uno va verso l’altro e fa di tutto per impedirlo, SE MENTRE TI INCAMMINI TI AFFIDI E TI FIDI ARRIVI A DESTINAZIONE SANO E SALVO.
La CARITÀ non si comprende a parole, non si comprende osservando, si comprende con i gesti concreti che nascono spontanei, nascono dal di dentro e non trovi pace se non la metti in pratica.
Mi è capitato … di svolgere gesti di carità verso una persona … ma non perché non ha nessuno, o perché io sia migliore, – ANZI, HA DEI FIGLI MERAVIGLIOSI, FIGLI CHE OGNI GENITORE DOVREBBE AVERE. FIGLI CHE LA TRATTANO COME UN GIOIELLO PREZIOSO. TUTTI I FIGLI DOVREBBERO PRENDERSI CURA DEI GENITORI … – ma perché sento dentro una forza superiore CHE MI DICE DI mettere da parte me … per andare incontro all’altro che in quel momento potrebbe avere, o ha bisogno di me rischiando anche di prendersi un rimprovero… HO LA PIENA CONSAPEVOLEZZA E CERTEZZA CHE LA CARITÀ DELL’ALTRO si comprende solo quando sei chiamato in prima persona a viverla … LA CARITA’ NON È SELETTIVA.
Solo così puoi capire il perché l’altro agisce in un certo modo E non secondo come vorremmo noi che AGISCA. La vera carità ti fa comprendere in quel momento qual è la priorità a cui devi far fronte e magari anche di andare controcorrente …
LA CARITA’ SGORGA DA UN CUORE CAPACE DI FARE ACCENDERE O AD ACCENTUARE IL SORRISO NEL VOLTO DI CHI LO RICEVE E VICEVERSA …