
Sergio Racanati, nasce il 23 Settembre 1982 a Bisceglie (Bat) e vive e lavora tra Milano e Miami (IT, F). Fin da subito, la cifra predominante del suo percorso artistico ha seguito l’approfondimento e l’analisi delle pratiche creative afferenti il contesto urbano, sociale, politico ed architettonico. I suoi progetti coinvolgono i temi della sfera pubblica, i comportamenti politici delle comunità, i rapporti tra memoria individuale e memoria collettiva, affrontati con gli strumenti di alcuni linguaggi artistici (performance, situazioni, installazioni, video, film).
Tra le recenti residenze artistiche a cui l’artista ha partecipato si segnalano quelle presso: Museo Pino Pascali / Polignano a Mare – BA_I (2014); Harvard University a cura di Marcus Owens (2013); Z33 Contemporary Museum; Hasselt_B (2012), Performance Space / Londra_UK; Edge Zones Foundation / Miami_US a cura di Charo Oquet, promossa da GAI –
Associazione Giovani Artisti Italiani e MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO – Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (2013). Mostra personale, NA NA N FRASTEIR/ non è forestiero, presso Albumarte, Roma (2022).
NEVE
c’è neve questa sera
– sul manto stradale –
una spolverata di zucchero a velo
sulla lastra di bachelite
giù in cucina
messaggera di un programma interrotto
giace
– come coscia di pollo dorata –
il bastardo smartphone
semimorto
agonizzante
fino all’ultimo respiro
di una notifica
dal tuo naso
un fiotto rosso
cola
verso il bianco
latte dello Shiva Lingam
*
MONUMENTO
e il monumento esce di scena
crolla
disinstalla la sua funzione
e torna polvere
riprende il suo viaggio
tra la bocca di Eolo
e le braccia di Minerva
un lapidario adorna il pioppeto
con le campane
atone al costato
oggi
sono marmi da riciclo
per altri uomini
forse
una appoggiata all’altra
sdraiate a prendere il sole
il vento
e le lacrime dei cieli
riposano
stoppano
sottraendosi
alla loro
utilità
senza nomi
senza date
senza luoghi
mutamenti monumentali
una catalogazione
di insensatezze
un archivio
di dimenticanze
una raccolta
di dissoluzioni
un ricordare
di non ricordare
epitaffi del mostro Kronos
che aspetta tutti
per portarci via
da questo circo equestre
oggi come ieri come domani
siamo dannati
condannati
a vivere con la gioia della dissoluzione
*
Carovane di cappottini
Ben stirati
Impettiti
Nell’aria si stempera la naftalina
Buste
La processione dinnanzi all’ingresso di Zara
Più avanti l’altra chiesa divora i suoi fedeli h& m
Confezionata l’amica tristezza
Sorella Noia
Cugina Depressione
Le cure aumentano
Dentro l’ultimo
Lip stik
Gloss
Dentro un paio di calze
Dozzinali
Ultimo profumo
Di morte sull’asfalto
*
MADRE E FIGLIA – ovvero mia nonna e mia madre –
reiterano ancora oggi un frame
ben saldo nei miei ricordi di fanciullezza
tendono
piegano
distendono
le candide lenzuola
– come quelle sul terrazzo delle sale ricevimento di Salsello –
essiccate dal sole pre-estivo
tra tovaglie
lavettes
copriplance
e frangini
un riaffiorare di legami
non dissolti ma congelati
nelle celle frigorifere
tra le aragoste greche
arsenali di bottiglie di Champagne
storioni norvegesi
e crema chantilly
il ritratto di un’Italia
oggi scomparsa
dissolta
che riposa nelle pagine
di una intera comunità di album fotografici e filmini
la vestizione della vergine in bianco
il bacio delle fedi di fronte
al cospetto di Cristo
la doppia ferita nella Saint Honoré
e il tristissimo ballo conclusivo
già carico di veleni
risentimenti e disintegrazioni personali e collettive
si ripetono le lenzuola candide
nella mia retina cerebrale
e
non mi resta
che il profumo di nonna
passato sul corpo materno della Dolce Vita
*
faccio democrazia con la mia intimità
nell’acqua ho raccolto ormoni preziosi
rimuovo pareti
apro serrature
sniffo l’ultima stella
-un tempo cometa-
ho scassinato Cuori
i miei tacchi hanno trafitto
flûte di cristallo
fracassato occhi lucidi
il mascara non regge neppure i fanali del tuo cabriolè
per me solo
un mix di ombre e ossa da smaltire
questa è la notte di passaggio
fuochi d’artificio
e bianche eruzioni nel fondale
nero velluto
del tuo smoking bruciato
31122021

In un unico respiro questo “compostaggio” dai tuoi versi caro Sergio.
c’è neve questa sera
messaggera di un programma interrotto
il bastardo smartphone
fino all’ultimo respiro
di una notifica
un fiotto rosso
e il monumento esce di scena
tra la bocca di Eolo
atone al costato
sono marmi da riciclo
sdraiate a prendere il sole
sottraendosi
senza date
di dimenticanze
epitaffi del mostro Kronos
oggi come ieri come domani
Carovane di cappottini
Buste
Le cure aumentano
Dentro un paio di calze
Di morte sull’asfalto
reiterano ancora oggi un frame
essiccate dal sole pre-estivo
non dissolti ma congelati
arsenali di bottiglie di Champagne
di una intera comunità di album fotografici e filmini
la doppia ferita nella Saint Honoré
si ripetono le lenzuola candide
passato sul corpo materno della Dolce Vita
rimuovo pareti
apro serrature
flûte di cristallo
un mix di ombre e ossa da smaltire
nero velluto.
(I versi di Racanati nella loro assolutezza, nel monoverso così breve, gli stessi spazi, sono una barriera al tempo.
È una vera spasmodica ricerca di metodo quella che l’autore ingaggia con la realtà: fermare questo tempo di consumo compulsivo , dare un respiro allo stesso pensiero, permettendo allo stesso di pensare!
Non è nostalgia ma metodologia, ricerca.
Che porta l’autore a ricercare freneticamente l’origine del tempo antropologico. Dove avvengono i nostri cambiamenti? A quale latitudine l’uomo ancora percepisce se stesso?
Si che interroga questa poesia lo spirito; lo scuote profondamente.
Grazie Sergio Racanati, grazie Vitagliano.