
Mauro GERMANI
STORIE DI UN’ALTRA STORIA
Racconti
Calibano Editore (Gennaio 2022)
I venticinque brevi e brevissimi racconti del libro, indica la quarta di copertina, sono racconti di misteri, ossessioni e inquietudini esistenziali. Il titolo della raccolta, Storie di un’altra storia, è quello dell’ultimo racconto, al centro della più misteriosa, complessa e avvincente delle storie narrate (Il capolavoro).
L’esergo che apre la raccolta è tratto da una lettera di San Paolo ai Corinzi (“Ora vediamo le cose attraverso uno specchio, per enigmi, ma un giorno le vedremo faccia a faccia.”), e ci orienta verso un primo approccio alla lettura: alla verità sfuggente delle cose, a una dimensione altra rispetto alla realtà palpabile, all’imperscrutabile mistero che percorre le nostre vite; e, dunque, ai nostri limiti insuperabili di uomini, il cui gap percettivo dovremmo umilmente e saggiamente accettare, anche se ci inquieta e tormenta. E dovremmo tollerare l’insensatezza e l’accanimento degli eventi, pure se slegati dal sentimento di colpa che caratterizza l’opera kafkiana; adattarci alla condizione umana per com’è, senza illusioni né lenti colorate, alla fragilità e infinitesimalità delle nostre vite rispetto al Tutto; rispetto ai grandi enigmi, alla complessa, imprendibile vastità dell’universo, ma anche rispetto ai noi stessi, attraversati da paure, fantasmi, visioni e trasfigurazioni, come nel racconto Il Tram, prendendo i panni di Gregorio, quello della Metamorfosi, simile a un “insetto invisibile”, “sempre più conteso da forze opposte, attratto dalla profondità della terra e contemporaneamente dall’alto dei cieli.”
I racconti sono pervasi da un’idea escatologica della vita e dell’universo, con l’anima che non ha “una vera e propria dimora” (L’anima della città), “Ogni notte l’anima di un altro mi possiede e io non so più chi sono, né chi potrò essere” (L’altro volto), “Egregi signori, una scala scende e vi porta dove l’anima è stordita da un dolce scirocco, che quasi solleva i vostri passi distratti” (Conferenza speciale). Un’anima che migra nel tempo e nello spazio, di uomo in uomo, di letterato in letterato, che “come il personaggio di un racconto (egli) aveva reso possibile il capolavoro dell’Altro” (Il capolavoro). Cosa fare, allora, se non “affidarsi al destino, a una volontà che non fosse la propria.”? (L’uomo di un’altra storia). Fede laica o religiosa, purché sia calmo, salvifico abbandono, fuoriuscita dall’angusta prigione della realtà.
Nei racconti più metaletterari (Il poeta e Il capolavoro) Mauro Germani riesce a trasfondervi con efficacia una visione alta di magistero letterario, splendidamente inattuale, in cui la conoscenza profonda, l’umiltà, il rigore, il silenzio possono ben dirsi precondizione per raggiungere, a pieno titolo, quel primo gradino della poesia di cui scriveva Kavafis. Con note amare sul mondo letterario di oggi: “Conosco poeti (o presunti tali) che, dopo essere riusciti a mettere insieme qualche verso, si preoccupano solo d’inventare frasi a effetto per l’intervista a venire, o semplicemente credono d’essere investiti di un potere superiore, che li preserva persino dalla loro anima e dall’altrui dolore… Sono compagni del nulla e nel nulla inevitabilmente cadono, lasciando pagine e pagine, fittissime e vuote…” (Il poeta). In questi racconti non è estraneo il vissuto personale dell’autore, come fondatore e redattore di una rivista milanese: “Credevamo solo alla scrittura, alla sua purezza. Volevamo salvare ciò che rischiava d’essere irrimediabilmente perduto: già allora, la cultura ufficiale era soffocata dalle leggi del mercato, l’arte vera soccombeva tra i falsi splendori di una società ridotta a spettacolo della stupidità e del niente.” (Il capolavoro). Vi si narra, infatti, di un manoscritto di racconti anonimi pervenuti alla redazione di un circolo e di una rivista letteraria milanese. Che dà inizio a una tormentata ricerca dell’autore, soprattutto perché ”Quelle storie erano i progetti che non ero riuscito a realizzare (ammette il protagonista). Come poteva qualcuno essere riuscito in quell’impresa per me impossibile?” La scoperta di come andrà a finire è lasciata al lettore, ci si limita solo a richiamare la prima riga dell’esergo di Léon Bloy: “Non c’è sulla terra essere umano capace di dichiarare chi egli sia (…)”.
C’è tanta profondità e sapienza, in questi racconti di Mauro Germani, e saggezza, e disillusione, che impongono una lettura attenta, mai frettolosa. per goderli con pienezza: “[…]Ah, ne ho visti di giovani, scendere baldanzosi come si recassero a una festa goliardica, schiamazzanti e orgogliosi della loro età. Dopo qualche scalino, li ho visti pallidi e muti nel buio, come in un incubo dal quale non potranno più risvegliarsi.” (Conferenza speciale). Tra i racconti più deliziosi vorrei infine ricordare La storia del bambino dalla Faccia di Cartone e Il soldato.
Insomma, Storie di un’altra storia è un libro assolutamente da leggere.
Giovanni Nuscis
