La guerra. Sempre.

Omero non si stupisce né si indigna, e non spera in alcuna risposta. Dove sono i buoni nell’Iliade? Dove sono i cattivi? Non ci sono che uomini in pena – guerrieri in lotta che trionfano o soccombono. Le rivendicazioni della giustizia si riducono a un mormorio di lacrime e lamenti dinanzi alle ginocchia di marmo della necessità. Il desiderio di giustizia si esprime unicamente attraverso il lutto della giustizia e la tacita ammissione. Condannare o assolvere la forza equivarrebbe a condannare o assolvere la vita stessa. E nell’Iliade (come nella bibbia e in Guerra e pace) la vita è essenzialmente ciò che non si lascia valutare, misurare, condannare o giustificare dal vivente. Essa giudica se stessa solo pretendendo coscienza della propria ineffabilità. Tale accettazione priva di rigidità interiore, consustanziale all’esistenza, è lontanissima dalle ostentazioni degli stoici.
Figlia dell’amarezza, la filosofia dell’Iliade bandisce il risentimento. Precede il divorzio tra natura e esistenza. Qui il Tutto non è un insieme di frammenti rotti e rincollati alla bell’e meglio dalla ragione, ma il principio attivo della compenetrazione reciproca di tutti gli elementi che la compongono. Teatro dell’ineluttabile e simultaneamente il cuore dell’uomo e il Cosmo.

da : Rachel Bespaloff: Sull’Iliade, Milano, 2018 (Adelphi), p. 21p.

3 pensieri su “La guerra. Sempre.

  1. Marcello Comitini

    Che fortuna che l’autore dica “Le rivendicazioni della giustizia si riducono a un mormorio di lacrime e lamenti dinanzi alle ginocchia di marmo della necessità.”!! Quale necessità? Quella di soccombere davanti all’ingiustizia? E quale “compenetrazione reciproca” potrà mai esserci tra l’aggressore e l’aggredito? A meno che non si condivida l’idea che compenetrazione esista tra il leone e la gazzella. Omero vive tempi in cui l’eroe moriva per la patria. Oggi si muore senza eroismo e per mano di gente non sana di mente. La vita poi, mi si consenta, non giudica nulla. È l’uomo che giudica, condanna e assolve in nome di un qualcosa, che ora chiama dei, ora vita, ora amore, ora Dio. Ma tutti tacciono e solo l’uomo è tanto arrogante quanto vile.

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  2. sgolisch Autore articolo

    Forse, per chi non conosce il testo della Bespaloff, bisognarebbe constestualizzarlo…
    Personalmente, ho riletto il libro ( che ho tradotto in tedesco nel 2019 per una casa editrice di Berlino) in questi giorni, probabilmente alla ricerca di qualche forma di orientamento al di là delle notizie quotidiane.
    Lei ( filosofa bulgara- ebrea, cresciuta in Svizzera, vissuta in Francia e poi emigrata negli Stati Uniti) scrive questo testo durante la guerra cercando, forse, una matrice comune a tutte le guerre e tutti i tempi. Quel che trova – nell’Iliade – è l’archetipo della guerra.
    Uno scatenarsi di violenza che sembra inevitabile. Inevitabile nel suo essere senza senso.
    Il senso , semmai si può parlare di senso, è temporanea.
    Appena finito la guerra, finisce anche la sua ragione di essere.
    I buoni? I cattivi? Chi stava da una parte? E chi dall’altra? E per quale motivo?
    Non ci si ricorda nemmeno più.
    Quello che rimane è la distruzione: fisica e morale.
    E, secondo la lettura della Bespaloff dell’Iliade, la cupa consepevolezza che la guerra di Troia è finita.
    Ma che ne seguiranno molte altre.

    Personalmente , posso solo cosigliare la lettura di questo breve testo, molto intenso, putroppo senza grande speranza…..

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