
È un po’ che combatto la mia battaglia con l’ideologia. A volte penso che lo scopo della mia esistenza sia precisamente questo: smascherarne l’idiozia, la vocazione a uccidere persone e relazioni, a fare terra bruciata degli scenari più ricchi e promettenti. Giorno dopo giorno, ho collezionato un numero di prove impressionante dei suoi effetti esiziali: li sperimento nella quotidianità, nelle parole supponenti di chi giudica a priori, per partito preso, di chi considera le cose non per quello che sono, ma per l’etichetta con cui vengono classificate. Penso che il nostro sarà un mondo migliore quando avremo il coraggio di dire che il re è nudo, di rigettare un malcostume che non rispetta nulla, in primo luogo il libero pensiero. Ora che la guerra è alle porte, urge una scelta di campo, prima che sia tardi: mostrare compassione verso chi ha messo il pilota automatico per non pensare più, per chi fa la sua comparsa sulla scena solo per asservirsi al branco, per ratificare il già detto e il già sentito, spacciandolo per nuovo. Spesso ho l’impressione di vedere, all’orizzonte, una carneficina da cui uscirà una terra in cui ognuno dirà quello che pensa e sente, risorto, finalmente, dalla tomba che ha nome ideologia. C’è un prezzo da pagare: il distacco, a volte, da amici e conoscenti, il lasciare che la verità faccia piazza pulita di tutto ciò che non è bello, buono, vero, il rimpianto di non essersi parlati da sempre così, occhi negli occhi.

PROVO A RIFLETTERE …
Giorno dopo giorno, ho collezionato (IO ANCORA COLLEZIONO)
un numero di prove impressionante dei suoi effetti esiziali: li sperimento nella quotidianità, nelle parole supponenti di chi giudica a priori, per partito preso, di chi considera le cose non per quello che sono, ma per l’etichetta con cui vengono classificate.
Immagino che chiunque legga questa pagina si trovi perfettamente d’accordo con ogni parola, io per prima. Eppure stiamo tutti così, a disagio, con le nostre “piazza pulita” che ci hanno lasciato con l’amaro in bocca e tanti punti interrogativi. E’ difficile amare e ancor più lasciarsi amare.
Penso che l’ideologia sia come un abito, anche brutto e poco elegante. Si sa, purtroppo, che ci sono contesti in cui se non sei vestito in un certo modo non vieni accolto. Mi fa particolarmente male vederlo indosso a chi dovrebbe essere un punto di riferimento culturale e di pensiero, come artisti e intellettuali.
Trattandosi di un abito, cerco di vedere le persone, quantomeno chi ho attorno, per come sono, senza quella sovrastruttura. Con tutti i miei limiti, in chi ho di fronte guardo la persona, la sua storia, non ciò che pensa magari come prodotto esteriore. Ma riconosco anche che ci sono punti in cui lascio perdere perché non vedo le condizioni per parlarne.
Grazie don Fabrizio, e non è un grazie di rito, è un grande aiuto leggerti, più che mai in questo scenario.