Alessandro Ialenti è una persona creativa e poliedrica: studioso e docente di filosofia, lingua italiana e tedesca, scrittore di poesie e saggi, pianista di formazione classica, cantautore, dedito anche alla produzione di jazz e alla musica elettronica.
Un italiano, nato nella “Manchester Italiana”, Terni, città industriale, circondata, quasi per contrasto dalle dolci e mistiche colline dell’Umbria, “Cuore Verde d’Italia”. Alessandro Ialenti cresce in una famiglia con solide e profonde tradizioni musicali.
Da molti anni risiede a Berlino ed è, ormai, a tutti gli effetti, d’adozione berlinese, Ormai perfettamente bilingue, visti anche i precedenti studi in scuole tedesche. Ialenti impiega la sua cultura umanistica, ma non solo, per mettere in cantiere e promuovere svariate attività: studi filosofici, poesia, dischi di musica sperimentale, dal jazz modale, allo “evocar cantando” fino all’elettronica sperimentale.
Questo libro, uscito in e book in italiano per la “Sapere Aude Verlag” e distribuito dalla berlinese Epubli, si intitola “Madri, muse e amanti”. Questa opera si compone di 30 sonetti, riconducibili alla tradizione italiana, redatti in una lingua italiana suggestiva, che recupera anche l’eleganza e gli stilemi dello stile antico, pur in una prospettiva contemporanea.
Il libro è una microcosmica e simbolica dichiarazione di amore nei confronti della “sacralità dell’universo femminile” (come è indicato nel sottotitolo). L’amore per la Donna in senso cosmico si traduce in tre dimensioni assolute: la celebrazione lirica dell’amore materno (Madri), l’ispirazione estetica classica dell’amore per la Bellezza (Muse) e l’amore in quanto pulsione erotica cosmica, intesa in senso sia carnale che spirituale (Amanti). L’intera architettura del libro è profusa un anelito poetico devozionale non soltanto nei confronti della figura dell’archetipo, ma, sopra ogni cosa, delle donne tutte: le donne che imbracciano il “fucile” della pace, che comandano e che umilmente “aggrediscono” con pazienza, dedizione e decisione l’esistenza loro e degli altri. Le madri portatrici di vita altrui, che è anche propria, e dell’umanità, la radice dell’umano; e le muse, che ispirano ogni opera di significato, dee inarrivabili della creazione; e le Amanti, coloro che praticano un gioco serissimo di libertà nel caso di una spiritualità non concessa ma innata. Il sottotitolo del libro dell’autore italotedesco è “Sonetti dedicati alla sacralità dell’universo femminile”. Una sacralità non di stampo esclusivamente religioso: l’autore intende ispirarsi in misura maggiore, in un lunghissimo viaggio concettuale, al Dolce stil Novo fino al Romanticismo tedesco. Le sue due culture di appartenenza sono sempre presenti, come nei lavori musicali, per esempio. Fuori proprio dal tempo, in uno sforzo di legare il lettore ad una dimensione di lontana origine, che viene “portata” in un’attualità, troppo spesso immersa in una grande dimenticanza d’ogni profonda tradizione,che Ialenti vuole invece riavvivare. Egli propone un viaggio poetico nel tempo, per panorami di storia. Si fa invadere nella lingua dell’oggi da un afflato lontanissimo, lo rimette a respirare nel proprio percorso, rimette in gioco la figura, anzi le figure, della donna abiurando ogni discussione contemporanea, perché egli pensa ed esprime la sacralità, il mistero, il fascino, la purezza dell’essere umano.
Tre sonetti tratti dal libro: A. Ialenti “Madri, muse, amanti”, Berlino 2021.
Sonetto IV
Madre sacerdotessa di pace.
Tu che dai la vita dal tuo grembo,
ne conosci l’arcana sacralità
di ogni suo momento e lembo,
sospinta sempre da dolce alacrità.
Vedesti, piangente, la bruta guerra
dalla sete di potere voluta,
pronta a versar sangue sulla terra,
ignara e, sì, mestamente, muta.
Tu ridai voce alla sacra pace,
la cui forza sempre ammaliante
ci unisce; mentre l’odio, qui, tace.
In una danza di luce trasfigurante
ritroviamo tutti sì vera face,
nel divino incontro, or, lampante.
(Alessandro Ialenti, Madri, muse e amanti, Berlino 2021, p. 6.)
Sonetto XVI
Ode a Tersicore
Intenta ad arpeggiar sulla lira,
in candide vesti sì avvolta,
ogni donna danza e e ti ammira,
mentre a te, sorridente, si volta.
A ritmo, batti il piede a terra,
seduta, serena sei, e gioiosa;
il tuo entusiasmo il cuor afferra
di pura bellezza sempre radiosa.
Danzar, mentre si canta e s’invoca,
è quel che tu ci insegni da allora,
anche quando la forza sembra poca.
Una redenzione di gioia ci sfiora,
poetando con voce forte e fioca,
ogni bellezza semplice affiora.
(Alessandro Ialenti, Madri, muse e amanti, Berlino 2021, p. 20)
Sonetto XXII
Amante mistica
Si riposa, quieto, l’animo certo,
dopo aver attraversato campi
e selciati torridi, nel deserto;
tra spazi solitari, vuoti, ampi.
La grazia della Dea d’amore,
fluisce come luce incantata,
nella segreta camera del cuore,
e redime l’anima or beata.
Sorridente è la dolce sapienza
di piena umiltà così vestita,
illuminata di aurea pazienza.
Il perdono, nella terra ambita,
è si dono di divina essenza,
che risplende, silente, nella vita.
(Alessandro Ialenti, Madri, muse e amanti, Berlino 2021, p. 28)

