Tuamore, di Crocifisso Dentello, recensione di Franz Krauspenhaar

 

Volevo fare un’intervista a Crocifisso, a proposito di questo suo terzo libro, Tuamore, edito da La Nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, suo editore fin dall’esordio. Glielo dissi anche, ma poi pensai: che senso ha un’intervista? Cosa domando? Gli telefono? Ci vediamo in un bar all’aperto liberi dalle maledette mascherine? Gli mando qualche domanda via mail? Ma no!  E comunque, cosa gli chiedo? Come ha organizzato la scrittura? Quante versioni ne ha fatto prima di quella definitiva? Cosa ha provato, cosa faceva d’altro nel periodo della stesura?

Mi son detto: ma queste cose, in fondo, o grosso modo, non sono già nel libro? Nel romanzo? Nel memoir?  Che noia le definizioni, abbiamo bisogno sempre di dare un nome al giocattolo o al frullatore per farli distinguere e aiutare la gente a comprarli. Detto tra noi, se proprio mi va di definirlo, Tuamore è un romanzo. Breve e in seconda persona, che così diventa epistolare senza che nessuna lettera sia stata scritta. La “lettera” alla madre Melina, morta ancora giovane di cancro (da qui il titolo, gioco di parole struggente) le verrà recapitata in un altro ufficio postale, forse inesistente, forse dislocato lontano. Immagino molto, molto altrove. O forse, chi lo sa, non molto. È, comunque, una lunga lettera d’amore che diventa romanzo, più che il contrario. E’ chiaro, il libro è un corpo letterario, ma è anche una successione di corpi: quello di Melina, innanzitutto, che va lentamente alla deriva. E quello di Croci, l’autore, il figlio, l’uomo ormai quarantenne (Melina lo ha avuto presto) che cinge d’amore la madre e tutta la storia ma senza olezzo di zuccherifici nei pressi. Un romanzo di fatti veri, come è vero, d’altra parte, che l’invenzione narrativa, se scaldata a dovere dal talento, “realizza” ogni pagina; crea anche qui, come nei casi migliori, da qualcosa che se proprio non è accaduto forse stava per accadere, forse accadra’, forse è in parte accaduto; ma noi non lo sappiamo.

La letteratura, quella vera, spesso vilipesa e buttata in un angolo per pigrizia e altro, è vivere la vita con altri mezzi. E in questo caso letterario, colmo di verità così forte, piena, straziante, Dentello rivive con la sua elegante ed efficace scrittura la sua storia di figlio devoto e la storia di questa madre così simpatica, spesso baldanzosa -nonostante il peso di una vita dura-, una donna che non cede, che si potrebbe dire d’altri mondi più umani. Impiegarsi in un’opera simile, scrivere dentro il proprio lutto di quella persona, che è stata tutto e abbiamo perso, è una vera impresa. Tutto questo dentro le coordinate di una brevità illuminante, di una prosa accarezzante, raffinata e popolare nel senso migliore. Insomma, Dentello fa vera, rara letteratura. Il libro colpisce nei punti dolenti ma con una grazia asciutta, bussando con rispetto alla nostra porta. Allo stesso tempo, il romanzo  è commedia dell’oggi, racconto di una donna che non si arrende, come non si è mai arresa nel corso di una vita difficile, umile ma piena di rispetto per sé e per gli altri. Ed è anche divertimento, che ricorda in certe fasi  certi film della migliore commedia italiana: più che altro nei dialoghi spassosi tra madre e figlio. E sono molto ben congegnate, sparse per tutto il libro, le riflessioni dell’autore sulla madre, e di conseguenza sulla vita:  che arrivano spesso a spiegare con nettezza struggente come si può amare una persona di un amore senza fine. L’amore della vita, per Crocifisso detto Croci. 

Crocifisso Dentello, Tuamore, La Nave di Teseo pag.123 Euro 17.

 

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