Continua a leggere. 43


Il pianoforte davanti al tavolo delle confessioni ricorda che c’è una musica da attendere, una lunghezza d’onda da non perdere, perché Dio è soprattutto questo, una frequenza, un ritrovarsi quando meno te l’aspetti, in barba alle attese, alle previsioni più precise, che poi non sono altro che pregiudizi più sottili. Il dolore si trasforma in canto, come hanno detto di Gesù, che predicasse cantando, per raggiungere meglio gli uditori più lontani, gli ultimi arrivati, come me, sempre l’ultimo degli ultimi, forse per la scuola di don Mario, che non ha mai avuto riconoscimenti e promozioni, perché sapeva che il mondo funziona all’incontrario, che la verità sta fuori dei palazzi, che i furbi cercano i premi e la notorietà, che tutto ciò che è pubblico è ipocrita, per la vanesia pretesa dell’ammirazione, mentre Gesù resta ammirato dalla vedova che dona i suoi due spiccioli, tutto quello che ha in tasca, perché in tasca abbiamo sempre poco, quel boccone di speranza, quella briciola di carità, quella polvere di fede così facile da spazzare via, col dorso della mano. Guardando il pianoforte, penso alla musica della mia vita, alle canzoni che ogni giorno sottopongo a mia madre, anche quando la televisione ci sovrasta, perché un rumore inevitabilmente incombe sul silenzio del cuore, un disturbo nel canale, perché c’è un demonio che fa chiasso per impedirci di ascoltare il Nome, la nota che salva, l’improvviso di Chopin che vorresti far sentire a tua madre, ma lei vuole Ron, L’uomo delle stelle, e tu lo fai partire per l’ennesima volta, come quando tormentai don Mario, per un intero viaggio, con la Luna di Togni, e lui, per darmi una lezione, mi propose il Magnificat di Monteverdi. Gli operai impazzano con il taglio dell’erba, il silenzio arriverà, sappi aspettare, solo questo importa, sulla terra.

2 pensieri su “Continua a leggere. 43

  1. S&R

    Un “attendere” in apertura e un “aspettare” in chiusura, come se la nota su cui accordare la propria musica potesse nascere soltanto da un lungo, tenebroso silenzio, dove le categorie si rovesciano e il cuore si prepara alla novità della sottile voce del divino.

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  2. hellomiticospank

    Dio è soprattutto questo, una frequenza, un ritrovarsi

    Per ritrovarsi bisogna prima perdersi, perdersi e perdersi … per poi ritrovarsi e seguire la giusta strada da percorrere …

    Saper ri-sintonizzarsi sulla frequenza giusta…

    ??

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