
Questo pezzo di mondo sembra l’Eden: a quest’ora e in questa stagione, si sentono soltanto i versi degli uccelli e il frinire di grilli e cicale. Immagini un mondo senza umani, un pianeta dove restino solo gli animali, le piante, i minerali. La coscienza è al minimo, limitata all’istinto naturale: la paura, la riproduzione, l’aggressività, la ricerca del cibo. Ricordo d’aver visto dei gabbiani che attaccavano i passeri: li avevo idealizzati, e all’improvviso mi sembravano cattivi. Ma può essere cattiva la natura? Ci sarebbero carneficine, guerre, oppressioni in una terra senza gente? Sussisterebbero i buoi senza il contadino, le galline prive di un pollaio, le pecore senza il pastore? Così è per noi: abbiamo bisogno di Gesù, solo Lui va al di là dei tentativi, delle ricerche fallibili o fallite, dell’incertezza che avvolge tutto quello che non è allineato con l’intenzione originaria: il paradiso terrestre, una creazione da accogliere con gratitudine, da condividere con gioia, da contemplare con ammirazione. Che sia questo il problema? Che tutto dipenda dal fatto inoppugnabile che non c’è più meraviglia? Che non si sia più capaci di ascoltare, di vedere, di sentire? In questo pezzo di Eden, mi esercito a fare ancora questo, a intravedere un mondo senza il male, un ritorno alle origini. Pensa, lettrice, pensa, lettore, se per un istante intercettassimo la stessa cosa, se ci immergessimo nella meraviglia del primissimo giorno, di quello sguardo limpido, di quella lingua capace di dare un nome alle cose, di quel segreto dei segreti che una volta si chiamava anima.

Intercettare l’esplosione di vita e di gioia delle origini e cullarle nell’intimo, custodirle come perla preziosa: una rivoluzione silenziosa ma potente!