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Questo spiraglio è interessante: una linea che congiunge la sala del coro, dove confesso, all’ingresso del santuario, che appare in penombra, quasi al buio, come se entrare in contatto con Dio significasse uscire dalla luce più evidente, banale, ed entrare in una tenebra in cui i soliti strumenti non sono più adeguati, dove bisogna misurarsi con qualcosa di più grande. Chissà che non sia questo l’ingresso dell’ateo che si credeva credente, che pensava la fede come uno svolgersi lineare di eventi rituali, un officiare alla luce del sole con le parole consolanti della liturgia. Da qui si capisce, invece, la svolta necessaria, il tuffo nell’oblio delle certezze, quello che i teologi chiamano salto nel buio, che magari rovescia valori e prospettive, per cui l’uomo che è appena entrato a confessare il solito peccato, come fa ogni due mesi, senza attendersi un consiglio, anzi sperando di non sentirne alcuno, se non le parole dell’assoluzione, ora se ne va riconoscente perché finalmente ho capito, perché non ho quasi aperto bocca, mentre prima cercavo di aprire spiragli, di avviarlo sulla via di una presa di coscienza, e mi aveva guardato di traverso, come se violassi una zona irraggiungibile, o volessi strapparlo da quel buio, quella penombra che sta oltre l’ingresso, che si disegna oltre la piazza di vasi e sanpietrini, oltre quest’albero su cui i passeri si posano per cominciare a chiacchierare fitto, a discutere, a sviscerare argomenti che nessuno conosce, tranne loro. Il buio, la penombra, sono dunque anche di qua, in questa luce apparente, dove accadono cose solo a prima vista scontate e risapute, mentre bisogna, con tutta evidenza, scavare, andare al di là della corteccia, fino ad arrivare all’alt, allo stop, dell’uomo che mi ha sorriso, addirittura, ora che finalmente, dopo tanti, inutili sforzi di crescita e di miglioramento, dopo tanto, vano consigliare, non gli ho detto nemmeno una parola.

Un pensiero su “Continua a leggere. 47

  1. S&R

    La linearità di un pensiero in cui tutto deve quadrare tranquilizza, ma i chiaroscuri della realtà ingoiano ogni possibile illusione di certezza e permettono, a chi vuole accoglierli, un salto di qualità forse perché costringono ad una maggiore umiltà.

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