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Mamma scrive i messaggi sullo smartphone. La vedo da qui, da una galassia lontanissima, quella dei ricordi, dell’infanzia, delle uscite al Belsito, le corse con le biglie, sulla spiaggia, la faccia di Gimondi, che vinceva sempre, almeno mi pare, da qui, dalla nebbia del futuro. O in montagna, nell’albergo dei laureati cattolici, come se i diplomati fossero da meno. Mi ricordo le marce forzate col gesuita sardo, la sosta nei rifugi pieni di grappa, di voci alterate dalla gioia d’avercela fatta, finalmente. Telefona la penultima sorella, che racconta della festa del figlio, degli auguri cantati e del suo imbarazzo di nipote troppo timido. Ho detto a mia madre della mia vacanza, del viaggio che è sempre nel tempo, delle incursioni con don Mario, le preghiere dopo l’ictus, e sudava e scriveva, e scriveva e sudava, davanti alla Cappella dei Francesi, con la mia ansia per la sua salute, le malattie infinite, il dolore a catena , come nelle fabbriche, come se senza dolore non valesse, come se Dio volesse somigliare a noi, il Crocifisso del Calvario, come se tutto ripartisse da lì: se è possibile, allontana da me questo calice, ma no, non è possibile, tutti lo sanno, c’è una galleria da attraversare, come al luna park, con le streghe che ti colpiscono con la scopa di paglia, e quando esci ti sembra che tutto ti spaventi, anche il bancone dello zucchero filato. Ricordi, ricordi? Al cinema eri svenuto all’improvviso, cosa sarà stato? Una delle tante malattie, la reazione a catena, la fabbrica della sofferenza, mentre il cavallo diviso a metà del Barone di Münchhausen beveva, beveva, come mia madre che prende la medicina rossa che non può sopportare perché è amara, amara come il calice del Gat Shemanin, se è possibile, lo sai, non è possibile, da questo tempo dilatato, ora che le ho detto della mia vacanza, ora che il passato diventa già futuro, che la badante le fa bere il farmaco per la cistite, ora che don Mario si riprende, che usciamo dal cinema più risollevati, ora che abbiamo pagato il nostro dazio, ora, lettore, ora lettrice, solo ora, tutto riparte, tutto, come sempre.

Un pensiero su “Continua a leggere. 54

  1. S&R

    Un flusso di coscienza, come in Proust, dove dettagli della realtà sono chiavi simboliche che danno accesso alla memoria dell’amore.

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