
Floriana Coppola, (1961) scrittrice napoletana, docente di Lettere negli studi statali superiori, counselor professionista in Analisi Transazionale e in Psicologia Esistenziale, perfezionata in Didattica e Cultura di genere e in Scrittura autobiografica. Iscritta alla Società Italiana delle Letterate e all’Osservatorio interreligioso contro la violenza sulle donne. Scrive articoli e recensioni sulle seguenti riviste letterarie on line: Menabò on line, Lo Spazio di Atena, ReadAction Magazine. I suoi testi, poesie e racconti, sono presenti in numerose antologie poetiche. Nel 2020 ha coordinato il workshop e curato gli Atti del convegno di studi su Beatrice Hastings, ed. Le cicale operose, con Maristella Diotiaiuti e Federico Tortora. Nel 2020 è presente con un suo contributo nel saggio su Claudia Ruggeri, a cura di Anna Maria Farabbi, edito da Terra di Ulivi. Nel 2021 è presento con il racconto Storia di Anna nel libro Che c’entriamo con la mafia, a cura di Gisella Modica e Alessandra Dino, ed. Mimesis. Nel 2021 pubblica la silloge di prosa poetica, La vertigine del taglio, ed. Terra di ulivi. In via di pubblicazione il suo quarto romanzo, La bambina invisibile, ed. Terra di ulivi.
In veranda
Ho una casa in riva al mare. Due stanze e una veranda.
Ma quelle belle da fare invidia. Piene di sole.
Con le piante e i vasi colorati. Due sedie sotto il patio.
Lui va via a pescare. Si prepara piano.
Ho detto: torna presto. Così per abitudine, senza trasporto.
Parole zero. Lo so. Non gli piace di parlare.
Un vizio che si è tolto in poco tempo.
Smozzica parole tra le labbra.
E io sto zitta. Come una alice in una pozzanghera di mare.
Lo vedo da lontano, seduto adesso su un cumulo di reti.
Accanto un uomo curvo che lo aspetta.
Sono due cormorani oppure due gabbiani
due punti interrogativi sulla sponda tra i sassi e le reti
messe ad asciugare.
Li vedo tra il bucato che ondeggia e si ammutina.
E io sono la terza. Quella che cucina la minestra e pensa.
Si è al mondo così soli, persi nel catino delle ore.
La depressione è un coperchio sulla rabbia.
Lo sa lui, che guarda l’infinito dietro le onde
e zitto muove le mani sulle reti.
Ecco le sentenze della gente, giudici terribili dentro al petto
a scardinare il nome dalle porte.
Abbracciami forte e non pensare al mutuo della casa
da pagare, al debito contratto con l’impresa
ai soldi che sono rimasti nel paniere.
Tre uccelli senza ali, che artigliano la roccia.
È tardi, chiudo gli occhi e le finestre.
Domani è un altro giorno per sperare.
*
Vonnegut
Eliot aveva parcheggiato la sua Pontiac Bonneville proprio sotto casa.
Brillava sotto il sole, il cofano lucente, i fanali ben puliti.
Magnifica creatura.
La guardava ammirato come si può guardare una bella femmina.
I gomiti appoggiati al davanzale.
Con il fiato inumidì il vetro.
Era lì sotto di lui, fiammeggiante arancio, con i sedili bianchi in pelle.
Aveva ceduto a quel fesso di Frank Roseline
la vecchia De Soto Firedome, ormai quasi a pezzi.
Intera la liquidazione per quel sogno rosso arancio, ora fermo nel cortile di casa.
E lui fermo in mutande e canottiera, con le ginocchia ruvide contro il muro.
Tra l’uomo e la macchina, tre stanze un corridoio, una scala a chiocciola
e una donna di spalle che sbraitava.
Tra un mese ti tolgono la patente, vecchio.
Lei non capiva che non serve guidarla una macchina così, basta averla.
Come Lina Winter dai capelli rossi, che vedeva muoversi
mezza nuda dalla sua finestra.
*
Spoon River
Identità digitale. Password alfanumerica.
Ho un conto chiuso in banca. Quasi in rosso stand by.
Le cambiali battono sulle tempie come tamburi.
Tremila like in pagina. Scivolano sulla pelle.
Il rubinetto gocciola, lo devo aggiustare.
L’idraulico si prende cinquanta euro solo per entrare.
Un centinaio di amici virtuali. Come i morti di Spoon River.
Anche l’elettricista non scherza. Rincara le tariffe
ogni volta che lo scopro, lo prenderei a pugni
e invece pago altre cambiali.
Le notizie bidimensionali non hanno odore.
Orizzontale/ verticale, senza profondità, senza spessore.
Anche le notizie scivolano sulla pelle.
Non sono che niente. Oggi cellulare scarico.
They set the lips.
Nessun contatto. Nessuna notifica. Non sono che niente.
Il gatto dorme tranquillo. Lo accarezzo.
Qualcosa non va. C’è un incendio per strada.
La polvere arriva fino alla finestra. Un bambino piange.
Corro giù per la strada. Sento dei passi.
Una trappola che respira. Un altro negozio ha chiuso.
La saracinesca abbassata ha già un filo di ruggine.
Leggo il cartello. Sembra una lapide.
Le parole scritte sono diffamazioni, anche qui.
They set the lips.
Quella ragazza incinta mi ha sorriso.
( la vita è altrove)
Nasconde la pancia dentro una maglietta troppo larga sulle ossa.
Identità digitale, un gioco per uccidere
un gioco per uccidersi. Meglio giocare a Risiko.
Mi fermo a guardare il cielo. Leggo il giornale.
Le notizie mi fanno paura,
rotolano come pietre.
Da La vertigine del taglio, Edizioni Terra d’ulivi, 2021.
(…) E questo stupore che prende, dall’esterno immaginifico all’interno introspettivo, ci spinge a non abbandonare mai questa lettura ma ad inseguirla anche con una certa voracità. E non si potrà non notare quanto il desiderio del raccontare, del narrare si sia impossessato di questa poesia, e si stia impossessando di molta buona poetica contemporanea, che sperimentale o no che sia, si riavvicina, come dice già da tempo Renato Barilli, alla buona narrativa. Ma con una virtù in più direi, con la capacità di giocare non solo col ritmo, che è caratteristica anche della buona narrazione, ma anche col suono e col gioco del significante. Poetica della frattura quindi, del racconto della frattura, ma anche di ponti levatoi che non si è fatto in tempo a rialzare. Un libro da far leggere, ancora oggi, soprattutto ai maschi, un libro della rivolta della femmina-donna che continua a dichiarare e a gridare senza sosta la sua condizione psicosociale, la sua condizione nel rapporto col maschio, con l’uomo oltre il genere, fino a raggiungere l’umano. E quale scrittura è più contemporanea di questa, nel contemporaneo che stiamo vivendo? Nel contemporaneo degli insopportabili e drammatici femminicidi? Poesie, narrazioni in poesia, epistole di poesie dialoganti, monologhi di poesie teatrali, con una capacità di comporre frasi e versi che riescono a penetrare in profondità come una spirale che si avvita dentro.
(Ariele D’Ambrosio)
(…) L’opera della Coppola, in realtà, è autenticamente post-moderna. E non solo nell’ispirazione. Dopo aver viaggiato dentro il suo mare, si approda ad uno stato di consapevolezza che è tutto ed unicamente umano e individuale; i generi, non solo sono andati oltre il loro conflitto, ma sono stati interamente attraversati e superati. Al termine di questa notte ci restano in mano le parole dell’autrice, sabbia eppure traccia di quello che abbiamo passato. Grazie a queste posso personalmente affermare, pur ancorato alla mia identità, che tutte le mie virtù sono femminili. Insomma, non c’è più Cromwell in lotta contro Afrodite, ma esseri umani che si scoprono soli nel dolore delle esistenze e scoprono, senza retorica, la necessità dell’incontro con l’altro, prima e più della (ri)scoperta di un qualsiasi sentimento amoroso.
(Pasquale Vitagliano)
