
1.
Esistono anche larghi cappelli con le falde:
riparano, rischiarano incarnati chiari
che raggiungono la spiaggia, calda
ma non del tutto, nell’antico dei mari, procedono
sulla frangia di spuma a piedi nudi;
talora una si volta, lancia un segno, e in quell’ultimo o primo
tra i saluti è il regno dello smarrito, del nascosto
della dimenticanza, nell’accenno di danza
del camminare, sul mare.
Saluta, quel volto chiaro, da una lontananza
che, pure, all’occhio, è l’immaginare dell’infinito,
guizzo dell’estro e attesa all’armonia,
e osa sfidare, silhouette, ove sia sia …
2.
Da quella schiera felice talora nell’aria, a nuoto
una si congeda, e per poco giunge, accosta, dice e non dice,
perché parlare è troppo, o gioco vuoto,
e sorride, e una mano sulla spalla
poggia , sosta a dire ch’è sicuro
il giorno, in questa camminata
a valle delle colline, sul mare passato e futuro.
Ritorna poi alla frotta di compagne
che la spiaggia traversano nella luce,
ritorna poi alla vita che s’accompagna
e a ogni curva del mondo che ama, che ricuce.
3.
I lampi d’eros rivelano falde e capigliature All’oro delle aurore, quando il sole s’asciuga
Dove l’onda batte e si ritira, alle loro andature
Tutte terrene, che fuggono la fuga.
Da questa nostra luce tra campagne e mare,
dove non rima con la lontananza
quel loro camminare sinuose come a danza.
E questo andare, alla musica fonda del restare.
4.
Pace della visione vuole passione
Del nostro paesaggio dall’alto del colle, dove il mare,
Sposalizio alle terre, è fisso e dipinto, E la luce giunge sotto la falda, una visione
Appena accennata, e l’occhio da tutto è convinto:
Dall’alto sarà il miracolo la sorpresa del mirare lento.
Dove il volto ha luce e accresce speranza,
Dove l’anima è corpo di vento ed estro che danza.
5.
L’aia è l’aperto teatro che accoglie, dove spettano parole
Dal passato dell’albero sulla vallata, A poco a poco che si fa molle il sole, Ed è mondo e visione del contemplato.
Dall’alto s’affaccia, lei, infine, e guarda, senza falda
Le colline azzurrate della sera estiva, E il mare che s’insinua in alto, Spalla di mondo, di carne furtiva.
