Continua a leggere. 62


Non avevo capito che la musica piena, spiegata, era il segno del dono, della grazia ricevuta in questi giorni. Con Dio bisogna stare attenti, a ogni minimo dettaglio. Sono esattamente nello stesso punto in cui don Mario ha scritto le preghiere: era dopo l’ictus che l’aveva devastato: colpito, ma non ucciso, oppresso, ma non schiacciato, e scriveva e sudava, l’ho già detto, lettore, l’ho già detto, lettrice, ma come si fa a non ricordarlo, ora che sono qui, esattamente nello stesso punto, e la musica dell’organo ricorda che tutta quella sofferenza, quell’eccesso di dolore è diventato gloria, note sublimi che lui ascolta come me, insieme con me, fra terra e cielo, perché qui, davanti alla cappella dei francesi, non c’è più differenza fra alto e basso, superficiale e profondo, è un grande abisso di luce, ciò che Kafka temeva, quando l’amico gli chiese perché non aderisci a Gesù, tuo correligionario, e lui rispose perché Cristo è un abisso di luce e bisogna chiudere gli occhi, per non precipitarvi. Ma ora so, davanti alla cappella dei francesi, esattamente nello stesso punto in cui don Mario ha scritto le preghiere, ora so che l’abisso di luce è il nostro luogo, la nostra vera patria, e che qui siamo tutti pellegrini, in cammino verso noi stessi, come Abramo, quel giorno che partì senza sapere dove andava, e ora che la musica suona, spiegata, trionfale, ora che i giorni sono quasi finiti, e che torno da mia madre, nell’eccesso del dolore, ora so che proprio qui è il mio luogo, che questa è la mia patria, e ogni volta che tornerò qui, davanti alla cappella dei francesi, esattamente nello stesso punto in cui don Mario ha scritto le preghiere, mi chiederò come ho fatto a non capire, quel giorno, che questo era il tuo segno, Signore, che questo era il mio segno.

Un pensiero su “Continua a leggere. 62

  1. S&R

    Splendido intrecciarsi di pensieri innescati dal fuori, insorgenti da dentro, che si dipanano pet giungere al centro esatto del cuore, che si fa memoria.

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