Le parole della settimana. Fëdor Dostoevskij


Stralcio della lettera di Fëdor Dostoevskij, alla nipote Sof’ja Aleksandrovna Ivanova:
«E così io, tre settimane fa […], mi sono messo a scrivere un nuovo romanzo e ci lavoro giorno e notte. L’idea del romanzo è una mia antica e prediletta idea, ma è talmente difficile che per un pezzo non me la sono sentita di affrontarla, e se mi ci sono risolto adesso ciò è dovuto senz’altro al fatto che mi sono trovato in una situazione quasi disperata. L’idea principale del romanzo è quella di rappresentare una natura umana pienamente bella. Non c’è nulla di più difficile al mondo, e specialmente oggi. Tutti gli scrittori, non soltanto russi, ma anche tutti gli europei, che si sono accinti alla rappresentazione di un carattere bello e allo stesso tempo positivo, hanno sempre dovuto rinunciare. Giacché si tratta di un compito smisurato. Il bello è un ideale, e l’ideale – sia il nostro sia quello dell’Europa civilizzata – è ben lontano dall’essere elaborato. Al mondo c’è stato soltanto un personaggio bello e positivo, Cristo, tantoché l’apparizione di questo personaggio smisuratamente, incommensurabilmente bello costituisce naturalmente un miracolo senza fine.
Tutto il Vangelo di Giovanni è concepito in questo senso: egli trova tutto il miracolo nella sola incarnazione, nella sola apparizione del bello»

Un pensiero su “Le parole della settimana. Fëdor Dostoevskij

  1. S&R

    Il genio di Dostoevskij dona un modo inconsueto di considerare la persona di Gesù. In effetti questa incarnazione dell’ ideale di bellezza affascina persone di credo differenti, perché “inumano è pur sempre l’amore di chi rantola senza rancore”, come cantava De Andrè, e questo amore così assoluto è terribilmente attraente.

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