Poesia italiana del XXI secolo

Elisabetta Stragapede vive a Ruvo di Puglia e lavora nel campo dell’editoria. Ha fondato l’Associazione culturale In folio, per la quale si occupa dell’organizzazione di eventi, manifestazioni culturali e della realizzazione del format “Passeggiate letterarie”. Le sue poesie sono presenti su diverse antologie e enciclopedie poetiche. Ha partecipato all’album Anche se parto domani con il testo della canzone Se tornasse primavera, Osteria del mandolino Edizioni musicali Flipper/Cosmica (2020). Ha pubblicato La misura del tempo, Secop edizioni (2018) e La variabile umana Liberaria Editrice (2022).

Non ci abitiamo mai completamente

spesso siamo un sottano

a volte una villa con giardino

raramente siamo casa e bottega

arredata con gusto.

 

*

 

Samia

 

Affonda la memoria

precipita nel mare silente dei pesci.

Domani mangerò mio fratello

pescato dai gozzi.

Oggi la mareggiata

ci chiede il conto delle colpe

al cospetto del baricentro.

 

*

 

Qualcosa s’è rappreso

fra il tronco del mandorlo

e l’anima della cicala

un canto secco

di scorze in gola

di arature sulle dita

un fascio di domande

abbandonate

sui muretti a secco

roncola alla cintola

e polloni sacrificati.

 

Il primo assioma della comunicazione recita “Non si può non comunicare”. Faccio mia questa legge per trasferirla in poesia e affermare che, se è vero che si scrive per se stessi e non vi è una utilità reale, è altrettanto vero che scrivere è un atto comunicativo, rivolto a qualcuno nel tempo e a una comunità di persone che condivide specifici interessi e sensibilità. Al poeta spetta il compito di cercare il senso dell’esistere, fare emergere dai propri abissi la parola che rischiara e traccia nuove possibilità di stare al mondo, darle dignità, essere testimone del proprio tempo.

Ultimamente, sto riflettendo molto sulla postura del poeta rispetto agli accadimenti quotidiani. Se questo faccia di me una poeta civile, non saprei dirlo, di sicuro sento il dovere di impegnarmi come individuo nella maniera che mi è più congeniale, componendo versi. Stare nelle cose del mondo, denunciarne le brutture oppure esaltarne la bellezza con un dire poetico onesto, chiaro, lontano da mistificazioni e che rispetti la sensibilità e la volontà del lettore di condividere o meno la posizione del poeta, è quanto cerco di fare con i miei versi.

Le forme che assume la poesia sono innumerevoli, e che sia elegia, denuncia o non risponda a nessun dettato esterno ma solo a se stessa, resta un dono, ricevuto nella gratuità e purezza dell’atto creativo e come tale va restituito nella sua urgenza. Nella mia ultima raccolta, La variabile umana uscita per i tipi di Liberaria Editrice, ho cercato di mostrare l’umanità, il bisogno di tornare a essere comunità, sempre più dissolta nella società dei consumi che ha posto l’essere umano al centro di un processo fatto di individualismo, profitto, potere economico e degli oggetti, ma che lo pone fuori del cerchio della vita e dell’ecosistema. Una possibilità di salvezza sta nel riconoscerci uguali e fratelli ricercando la bellezza che risiede in ciascuno di noi e che ha la sua massima espressione e manifestazione nella letteratura e nell’arte.

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