L’epoca del Covid e della guerra in Ucraina segna La Fine del post-moderno, di Giorgio Linguaglossa

A proposito di alcuni enunciati standard, a cura di Giorgio Linguaglossa

 

Posto qui alcuni enunciati standard che abbondano nei siti web e nelle comunicazioni via web. Si tratta di alcuni esempi di messaggi anisotropi, neutri, standard, impersonali, oggettivi, persuasivi, assertori, direi gentili della gentilezza di un linguaggio robotizzato, standardizzato, programmato. Si tratta di un linguaggio allo stato cristallino, sostanzialmente ambiguo ed eterodiretto che può essere interpretato in molti modi diversi a seconda delle sollecitazioni psichiche ed endopsichiche che intercettano.

 

Please take a moment to tell us why you are leaving.

I did not request email from this sender

This is not the content I expected

I received emails more often than I expected

This email is spam and should be reported

Other

Opt out

We’re sorry to see you go!

Your email address has been removed from our mailing list.

Please allow 3-4 days for you request for take effect.

 

Così Treccani definisce la «anisotropia»:

 

«Proprietà per cui in una sostanza il valore di una grandezza fisica (velocità di accrescimento, indice di rifrazione, conducibilità elettrica e termica ecc.) dipende dalla direzione che si considera. Fenomeni di anisotropia naturale si manifestano nelle sostanze allo stato cristallino e mesomorfico, ma non nelle sostanze amorfe; fenomeni di anisotropia artificiale possono prodursi in sostanze amorfe in conseguenza di determinate sollecitazioni: per es., un’a. ottica, che si manifesta nel fenomeno della birifrazione, può insorgere in alcuni vetri e in alcuni liquidi in conseguenza di sollecitazioni meccaniche o dell’azione di un campo elettrico.»

L’assimilazione di questo genere di linguaggi in un testo poetico o narrativo è un fenomeno del tutto naturale che si verifica in modo inconscio in ogni istante della nostra vita di relazione. Ovviamente, in un testo poetico plurilingue e pluristile questi linguaggi vengono, per così dire, messi in vetrina, esposti alla visibilità, cioè, esposti alla verificazione e alla falsificazione, vengono cioè demistificati nei loro contenuti ipoveritativi e meramente strumentali.

Ad esempio, i linguaggi della pubblicità sono intimamente anisotropi, cioè crescono e concrescono in direzioni diverse e con velocità di accrescimento diverse a secondo delle pulsioni, delle suggestioni e dei suggerimenti che provengono dalla base produttiva e sociale: una data merce richiede in tempi diversi e in situazioni geografiche diverse linguaggi diversi che si adattano meglio alle singole strutture sociali; in conseguenza di questo fenomeno i linguaggi della pubblicità hanno una velocità in continua accelerazione, cioè accelerano e decelerano in una data direzione a secondo delle richieste del mercato e dei gusti, l’orientamento del mercato crea di continuo sempre nuovi sviluppi dei linguaggi anisotropi. I linguaggi della pubblicità sono talmente veloci e vitali che il confronto con i linguaggi dei discorsi poetici e narrativi, notoriamente lenti e conservativi, non può assolutamente porsi. Ecco spiegato l’arcano della lentezza del rinnovamento dei linguaggi poetici.

È per queste ragioni che, ad esempio, nei miei testi poetici impiego (cito) questo tipo di messaggi comunicazionali: per esporli nella loro nudità, esporli nella loro falsa coscienza.
È per queste ragioni che questo genere di enunciati si possono rintracciare in gran quantità nella poetry kitchen di vari autori.

“Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone”, ha scritto Philip K. Dick, talento visionario del romanzo fantascientifico.

L’epoca del Covid e della guerra in Ucraina segna fine del post-moderno, cioè del mondo globalizzato e glocalizzato. Le parole imbruttite, le parole smargiasse e ipoveritative che pronunciano i politici italiani e le massaie di Pordenone, le parole erranee dei filosofiche non hanno riflettuto su queste questioni linguistiche che hanno ripercussioni profondissime sulla nostra vita di relazione (Cacciari e Agamben), hanno determinato un ritardo della riflessione filosofica. Le parole dei cabarettisti dei media e delle televisioni a pagamento pubblicitario, le parole pubblicitarie, le parole zambracche stanno seminando zizzania malefica e obbrobriosa. La Commedia kitchen è appena agli inizi. È appena agli indizi.

Ha scritto Umberto Eco:

«L’avanguardia storica (come modello di Modernismo) aveva cercato di regolare i conti con il passato. Al grido di ”Abbasso il chiaro di luna” aveva distrutto il passato, lo aveva sfigurato: le Demoiselles d’Avignon erano state il gesto tipico dell’avanguardia. Poi l’avanguardia era andata oltre, dopo aver distrutto la figura l’aveva annullata, era arriva all’astratto, all’informale, alla tela bianca, alla tela lacerata, alla tela bruciata, in architettura alla condizione minima del curtain wall, all’edificio come stele, parallepipedo puro, in letteratura alla distruzione del flusso del discorso, sino al collage e infine alla pagina bianca, in musica al passaggio dall’atonalità al rumore, prima, e al silenzio assoluto poi.

Ma era arrivato il momento in cui il moderno non poteva andare oltre, perché si era ridotto al metalinguaggio che parlava dei suoi testi impossibili (l’arte concettuale). La risposta postmoderna al moderno è consistita nel riconoscere che il passato, visto che la sua distruzione portava al silenzio, doveva essere rivisitato: con ironia, in modo non innocente.

Se il postmoderno è questo, è chiaro perché Sterne o Rabelais fossero postmoderni, perché lo è certamente Borges, perché in uno stesso artista possano convivere, o seguirsi a breve distanza, o alternarsi, il momento moderno e quello postmoderno. Si veda cosa accade con Joyce. Il Portrait è la storia di un tentativo moderno. I Dubliners, anche se vengono prima, sono più moderni del Portrait. Ulysses sta al limite. Finnegans Wake è già postmoderno, o almeno apre il discorso postmoderno, richiede, per essere compreso, non la negazione del già detto, ma la sua citazione ininterrotta» ( Umberto Eco, Di un realismo negativo, in Bentornata realtà, a cura di Mario De Caro e Maurizio Ferraris, Torino, Einaudi 2012).

Con il Covid e la guerra in Ucraina è finito il postmoderno. E con il postmoderno è finito un certo modo di considerare il passato, la tradizione… Ed è finito anche un certo modo di guardare il futuro. Nell’epoca presente c’è qualcosa che ci sfugge, come sfugge ai radar dei filosofi della «libertà», Cacciari e Agamben. Ho il sospetto che la loro filosofia non sia più in grado di leggere adeguatamente il presente, parlare del Green Pass come di un «passaporto sovietico» per il controllo dei cittadini mi sembra una enormità, io mi sento privato della mia libertà dal Covid e dalla guerra in Ucraina, non dal Green Pass e dai vaccini.

 

3 pensieri su “L’epoca del Covid e della guerra in Ucraina segna La Fine del post-moderno, di Giorgio Linguaglossa

  1. fabrizio centofanti Autore articolo

    Trovare nuove vie è il compito di ogni persona viva. Oggi è più urgente, a causa dei cambiamenti rapidissimi. L’autore de “La storia infinita” diceva che dovremmo fermarci, per farci raggiungere dalle nostre anime.
    Ciò che conta è il risultato.

    Rispondi
  2. Giorgio Linguaglossa

    È plausibile ipotizzare una nuova avanguardia oggi dopo la fine del post-moderno?

    Mettiamo il problema nei giusti termini marxiani e chiediamoci:

    Il soggetto scabroso (the ticklish subject) di Zizek è l’altra faccia della medaglia dell’oggetto scabroso (the tickish object)? Sì, o no?

    Il rapporto soggetto oggetto è un rapporto dialettico e conflittuale, l’alterità dei due Fattori implica una loro riconoscibilità che è sempre data all’interno di un contesto, ovvero, di una serie di rapporti di produzione e di forze di produzione. È l’equilibrio tra queste forze contrastanti ciò che produce il soggetto e ciò che determina l’oggetto. (L’io che acquista una Fiat Punto è esattamente ciò che la merce Fiat Punto riconosce in me come acquirente. È il Capitale che sovraintende all’intero processo).

    Sia il soggetto che l’oggetto sono entrambi scabrosi, osceni, inemendabili, indomandabili. La vera domanda che occorrerebbe porre al soggetto è: Che cosa sono io che compro la Fiat Punto?, o meglio, Che cosa sono diventato io per prediligere l’acquisto della Fiat Punto?

    Non diversa è la posizione di un «poeta» che voglia porsi nel mercato pubblico. Il mercato pubblico riconosce in me esattamente ciò che io sono: un venditore di merci. Questo è quanto. Se «io» come «autore di poesia» mi metto sul mercato delle merci poetiche, sarò riconosciuto dal mercato delle merci poetiche esattamente così come io mi sono messo in vendita. Che poi la mia personale predilezione sia verso una nuova avanguardia e verso una nuova retro guardia non fa alcuna differenza. Il nuovo Capitalismo cognitivo queste cose le ha digerite da alcuni decenni, sa che l’io come soggetto, che l’attività del soggetto è quella di sottomettersi alle condizioni poste dal mercato delle idee e dal mercato delle merci, altra via di fuga non c’è, se non nella fantasia.

    E allora, chiederà il lettore, quale deve essere la posizione del soggetto nelle attuali condizioni? –

    Semplice, rispondo: la posizione del soggetto scabroso sarà quella di tentare di sottrarsi alle condizioni produttive che relegano il soggetto nella soggettità e l’oggetto nella oggettità, cioè porsi Fuori del meccanismo identitario e di riconoscibilità del Capitale all’interno delle quali prospera il processo produttivo e la stessa soggettività.

    Rispondi
  3. S&R

    Porsi fuori, nell’ambito dell’impersonale, per dirla con Simone Weil: quell’area di assoluto bello, di assoluto bene che abita la profondità dell’umano, invisibile ma realmente presente nell’inconscio archetipico, denso di simboli che trascendono il percepibile. La poesia ha chiavi segrete che possono dare accesso a quel Luogo di verità e di mistero.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *