Finalmente


Tentiamo mille strade, mai soddisfatti; passiamo da un fiore all’altro, in cerca del nettare migliore, ma Dio non domanda le stesse cose alle stesse anime. Andiamo per quanto ci è stato prescritto, e troveremo noi stessi, finalmente.

3 pensieri su “Finalmente

  1. Alfonso

    Ad ognuno il suo;
    Ad ognuno i propri carismi.
    Paolo ce lo raccomanda in quella ai Corinti:Ognuno pratichi nelle capacità che il Creatore gli ha donato!
    Rompere certi equilibri potrebbe portare a conseguenze spiacevoli nei gruppi,nelle comunità!
    Ognuno di noi agisca secondo i doni ricevuti…e si porterà a termine “il puzzle” della nostra esistenza!
    “Voi siete le membra del Corpo di Cristo,e non potete agire individualmente,ma tutti insieme,ognuno secondo la propria parte!…”
    Per fare un meraviglioso mosaico sono necessarie migliaia di “tessere”
    e se le confronti tutte,una ad una,non ne trovi mai due identiche!
    Allora,entriamo nella “cornice”,e prendiamo posto a riempire il tassello che ci compete!…

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  2. giselda pontesilli

    Anche Emerson, in “Lo studioso americano” (1837), dice qualcosa di illuminante:
    “Secondo una di quelle favole che, provenendo da un’antichità sconosciuta, veicola una sapienza inattesa, gli dèi, all’inizio, divisero l’Uomo in uomini, affinché egli potesse essere di maggior aiuto a se stesso, così come la mano fu divisa in dita per meglio rispondere al proprio fine.
    Quest’antica favola racchiude una dottrina sempre nuova e sublime; esisterebbe cioè solo Un Uomo –che è presente solo parzialmente in tutti gli uomini particolari o che si esprime attraverso una facoltà particolare; si deve perciò prendere in considerazione la società intera, se si vuole trovare l’uomo intero. L’uomo non è un agricoltore, o un professore, o un ingegnere, ma è tutto. L’uomo è sacerdote, studioso, uomo di Stato, produttore e soldato. Nello stato diviso o sociale queste funzioni vengono spartite tra gli individui, ciascuno dei quali si propone di svolgere la propria porzione del lavoro congiunto, mentre tutti gli altri affrontano, ciascuno, la propria.
    Una tale favola implica dunque che l’individuo, per avere il pieno possesso di se stesso, debba talvolta tornare dal proprio lavoro particolare ad abbracciare tutti gli altri lavoratori. Ma, sfortunatamente, quest’unità originaria, questa sorgente di potere, è stata a tal punto distribuita tra molti, è stata a tal punto minutamente suddivisa e frammentata da venir diffusa goccia a goccia, senza poter più essere raccolta.
    Lo stato della società è tale che le sue membra hanno subito l’amputazione dal tronco e ora si pavoneggiano come altrettanti mostri che camminano –un buon dito, un collo, uno stomaco, un gomito, ma mai un uomo.
    L’uomo subisce quindi una metamorfosi diventando una cosa, diventando molte cose. Il coltivatore, che è l’Uomo inviato nei campi a raccogliere il cibo, è raramente confortato da una qualsiasi idea della vera dignità del proprio ministero. Egli vede il proprio staio e il proprio carro, ma non vede oltre, sprofondando in tal modo nel ruolo di fattore, dimenticando cioè di essere un Uomo che lavora presso una fattoria.
    È molto raro che un commerciante attribuisca un valore ideale al proprio lavoro, dominato com’è dalla routine della propria attività e con l’anima assoggettata all’ossessione di guadagnare sempre più soldi.
    Il sacerdote si trasforma in un rito formale; l’avvocato in un codice; il meccanico in una macchina; il marinaio in una corda della nave.
    All’interno di questa distribuzione di funzioni, lo studioso è il delegato all’intelletto. Nello stato conforme alla propria indole, è l’Uomo Pensante. Nello stato degenere, invece, quando cioè è vittima della società, egli tende a diventare un mero pensatore o, peggio ancora, il pappagallo del pensiero altrui”.

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  3. hellomiticospank

    Il fatto di volare di fiore in fiore mi fa pensare alla laboriosità…

    Dio domanda in base alle forze che ha l’anima a cui le chiede …

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