Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Epifania

?“[I Magi] fecero ritorno per un’altra strada.” (Mt 2,12)

 

C’è sempre una strada che separa il desiderante dall’oggetto desiderato.

Unica traccia è l’attrazione del desiderato sul desiderante. Seguirla implica uno spaesamento. Uscire dalla propria terra. Uscire. E andare verso.

Non è noto l’oggetto dell’attesa, è noto solo il desiderio. Per esso si attraversano deserti, si scavalcano montagne, portando con sé ciò che si ha. Quale gioia, quale struggimento per via.

Si segue una stella. “Se ben ch’i sia mortal corpo di terra, lo mio fermo desir ven da le stelle”, dice Petrarca. E come ogni stella, è lontana, è oltre. Come il desiderio, viene da un oltre e ad un oltre conduce.

Sono stranieri, i Magi in Israele. Non conoscono le abitudini e gli usi degli israeliti. Probabilmente non conoscono neanche lalingua. Arrivano a Gerusalemme,  il centro politico e religioso. Chiedono  e, solo chiedendo, sconvolgono. Sconvolgono il potere, che si sente in pericolo; sconvolgono i sacerdoti e gli scribi, che sentendosi interpellati, non sono capaci di mettersi, anche loro, alla ricerca. La Scrittura resta lettera morta, per loro. Non suscita desiderio, non suscita domanda. Resta sterile memoria da tramandare e da difendere. Lo straniero obbedisce al desiderio e parte. Chi ha in casa il tesoro che dovrebbe cercare, neanche si premura di chiedersi dov’è.

Lo straniero interpella. E subito il tentativo di strumentalizzazione: ditemi dov’è perché anch’io possa adorarlo. Chi ha purificato il suo desiderio, però, non si lascia strumentalizzare; lascia aperta una fessura attraverso cui passa l’intuizione, attraverso cui irrompe il sogno. E fecero ritorno per un’altra strada.

Lo straniero, ritenuto fuori della promessa fatta ad Israele, ha offerto una possibilità a chi si era ritenuto ricco del possesso della stessa eredità.

Chi era considerato straniero/estraneo diventa destinatario della rivelazione (Epifania) di Dio. Gesù si mostra allo straniero, che desidera e cerca, e resta nascosto a chi era di casa, già appagato e sazio della propria sicurezza religiosa.

“Patria sarà quando tutti saremo stranieri”, ho letto su un muro a Venezia, qualche anno fa.

Non ci sono confini dati, non c’è etnia che mi definisca. Perciò non c’è straniero, nessuno è estraneo.

Mio fratello non è chi vive nella mia casa, ma chi condivide con me il suo desiderio, chi sa attraversare i deserti, chi segue la stella.

È solo la paura che genera separazioni. È solo la reale debolezza che ingenera l’equivoco delle identità forte. Il desiderio accomuna gli uomini e le donne di ogni tempo, ma, soprattutto, di ogni provenienza. Chi desidera allarga il proprio cuore che è più capace di contenere, dice s. Agostino; più desideri e più diventi capace di accogliere l’oggetto desiderato, che si proporrà sempre oltre, accrescendo, con il desiderio, la capacità di accoglienza, smisuratamente, cioè senza misura, senza limite. Epifania è il coraggio (quello vero) di non avere confini, è intuire sempre un’altra strada, che inquieti e accresca il desiderio.

 

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