La fede è il dono che mi mantiene continuamente aperto al nuovo e alla trascendenza. Quest’ultima non è innanzitutto una tensione verso Dio, quanto piuttosto spinta interiore irrinunciabile di ogni essere umano ad andare sempre oltre, a non rimanere solo al di qua, ma a guardare anche al di là dei confini della storia e della realtà – là dove hanno casa i sogni e le utopie – e dunque, per la fede che si rende esplicita in tanti, anche verso Dio.
C’è sempre una realtà che è più, anzi, una realtà che è altra rispetto alla realtà che tutti viviamo, vediamo e che tocchiamo. In questo senso, la trascendenza non proviene da fuori né è al di là di noi, ma intride di sé noi stessi e la realtà materiale che ci circonda. Quella realtà trascendente è più immanente di quanto possiamo immaginare. Non vedo più l’eternità al di là del tempo e dello spazio, ma dentro di essi, dentro di noi. Un’eternità a cui apparteniamo già e della quale siamo fatti.
Per quanto molte persone abbiano pregiudizi, o paure, o vergogna di farla presente, la trascendenza, l’oltre-noi-che-è-in-noi, è presente in ogni essere.
Nella sua dimensione religiosa, la trascendenza appartiene a Dio e da Lui proviene: secondo Nicolò Cusano – giurista, teologo, filosofo, politico, matematico e astronomo tedesco del 1400 – Dio è tutto in tutte le cose, benché non sia alcuna di esse.
È perciò un Dio che richiama sempre unitarietà e armonia nei rapporti; che respinge ed esclude l’accaparramento dei beni da parte di pochi a scapito dei più, con la violenza che questo implica.
La mia convinzione, perciò, è che quella che noi chiamiamo fede sia semplicemente la spinta interiore che ci fa camminare in quella direzione, verso quelle mete. Tutti siamo abitazione di così grande dono.

