La voce degli ultimi. Solo la speranza salva il futuro

 

Non si può fare turismo tra i poveri, non si può andare a visitare il mondo dei poveri, non lo si può andare a guardare e a studiare, non lo si può mantenere a distanza. O si va dentro quel mondo con una grande speranza, veicolata dalla solidarietà, identificandosi il più possibile con la gente che lo popola, oppure meglio non andarci, perché la voragine che si è creata tra noi e loro è un’evidente conseguenza di società impostate in modo sbilanciato: l’incontro con loro diventa subito l’immagine plastica di questo sbilanciamento. 

Il vedere continuamente gente così diversa che li visita con un evidente ma sterile sentimento di “compassione” o che frequenta le loro terre solo per turismo, immette in loro la curiosità per il tipo di vita che portiamo avanti noi. Allora, se non si vivono e si trasmettono solidarietà e speranza, i più poveri possono rimanere abbagliati dalla nostra condizione di ricchi e vivere di invidia e risentimento. O di cocente delusione per essere nati, in modo del tutto casuale, da quella parte del mondo.  

In effetti, più che povere, sono popolazioni che dovremmo definire, più propriamente, diseredate,  perché viene costantemente sottratto loro ciò che a loro appartiene per eredità naturale. 

Da credente, io penso, e credo fermamente, che è peggio dimenticare i poveri che dimenticare Dio. Perché? Perché Dio, che non vediamo, sta nei poveri che vediamo. E se qualcuno mi dicesse: Non credo in Dio e soprattutto non lo amo, perché c’è troppa sofferenza nel mondo e tutto contraddice la sua esistenza, io gli risponderei: Ama i poveri che ben si vedono e che vivono ogni giorno ai bordi della morte perché, se esiste, Dio lo troverai lì con loro e in loro, anche lui sempre ai bordi della morte

La conclusione allora, per me è questa: la verità che Dio è Colui che tutto avvolge e tutto intride, e che, in questa modalità, è il Signore dell’universo, è evidente per chiunque abbia una qualsiasi fede religiosa. Ma la verità che Dio è il povero con i poveri, che cioè è il crocefisso di Nazareth, sconfitto dai suoi oppositori e persecutori, e che la sua sofferenza e la sua morte sono state (e sono) segno e messaggio invincibile di affinitàvicinanza, consolazione e speranza – è possibile crederla solo ai poveri, agli oppressi e ai respinti, perché di loro egli si è fatto vicino e affine. La rivoluzione è vedere e riconoscere che Dio è uno di loro

Un pensiero su “La voce degli ultimi. Solo la speranza salva il futuro

  1. S&R

    Una riflessione che scuote la coscienza, invitando ad aprire gli occhi su questa realtà fondamentale della vita e della fede.
    Grazie.

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