Queste considerazioni mi convincono ancor più che è possibile conoscere Dio soltanto a livello storico, anche se nella storia la trascendenza di Dio sembra impigliarsi negli intricati dedali della malizia umana, o diluirsi nei mille rivoli della frantumazione dei rapporti tra noi.
Non nego l’esperienza di grandi mistici che ci raccontano di intimi e intensi rapporti con Dio, che li mantengono ben al di sopra della storia, e so che tali mistici sono presenti anche tra i poveri, ma nella generalità dei casi e nella normalità delle esperienze, il rapporto con Lui è fondato su elementi storici. Noi lo possiamo percepire soprattutto attraverso la storia, nei suoi vagiti e nelle flebili voci di pianto che la attraversano in continuazione; e quanto più noi ascoltiamo la storia dei perdenti nella quale Egli si è incarnato, la assumiamo per quello che è e la facciamo nostra, tanto più ci immergeremo nel mistero di Dio, che è perciò il mistero dell’umanità tutta e dell’intero cosmo.
Mi trovo a Saigon in Viet Nam e stamattina presto, passeggiando per le strade della città, mi sono imbattuto in una donna anziana, magrissima, piena di rughe, sporca. Era immersa in un sonno profondo e abbandonata come un sacco vuoto al muro del marciapiede. La mano però era aperta, occhio sempre vigile alla pietà degli altri. Mi sono chinato verso di lei per darle dei soldi e mentre le toccavo soffice la mano perché si svegliasse, li facesse suoi (e altri non glieli rubassero) e io potessi incrociare i suoi occhi, ho potuto vedere una catenella avvolta sulla sua caviglia che la manteneva legata – nella “sicurezza” di un piccolo e fragile lucchetto – all’unica ricchezza che possedeva: una bicicletta sbilenca, vecchia forse quanto lei. Anche in quel momento mi sono chiesto come far presente lì, in quella situazione, il Dio dell’amore, della compassione e della giustizia. Una piccola lacrima di sconfitta mi è uscita dagli occhi… I problemi strutturali vanno affrontati e risolti in modo strutturale e non con un gesto individuale di bontà, per quanto pieno d’amore e importante in quel preciso momento. Poi ho capito che quella lacrima di sconfitta la stavo versando, non per la vecchietta vinta dalla vita, ma per un mondo che travolge i poveri per far correre i ricchi. Dei primi non si interessa affatto, ma tiene sotto scacco i secondi, ben stretti al guinzaglio di un eterno accattonaggio…
Proseguo. Storicamente, Dio è più il Dio dell’istante che dell’eternità. È più pacificante l’incontro e il confronto con questo Dio, che non con il Dio dell’eternità, perché la nostra stessa vita è fatta più di istanti che di anni, determinata da ciò che decidiamo e facciamo in ogni istante, in ogni momento, in ogni giornata, per realizzare un progetto di vita. In questo, i poveri sono l’emblema più veritiero di chi sia in fondo l’essere umano, ci rivelano chi realmente siamo, perché essi non posseggono altro che l’istante presente: la vita è sempre precaria per loro.
Eppure, per quanto sia il Dio dell’istante, Egli rimane pur sempre avvolto nel mistero della sua trascendenza, la quale perciò, quando siamo in comunione con Lui e con la storia, riempie i nostri cuori di eternità.


Il problema della trascendenza e dell’istante mi sembrano questioni più congeniali alla mistcia che alla storia.