a cura di Alberto Fraccacreta
Adelio Fusé, Mosaico del viandante, Book Editore
in uno spicchio di mondo ma dove?
una voce ti alita nell’orecchio il Nebraska
tu diffidi e sciupi la notizia
confidenza preziosa a costo zero
è un sogno di sfrontatezza
analoga ai ricordi veri e ti chiedi del ragazzo
Arthur si chiamava
che nel capanno officina
scartava la blanda sorveglianza del padre
e fuori scagliava l’occhio
alla più vicina distanza:
la prossima fattoria per una fuga a due
prima delle mani callose
o dal grasso d’olio annerite
e via con Liza si chiamava Liza
per le praterie del lontano andare
le parole di Arthur e Liza nelle canzoni
un amalgama e così la musica
di solo orecchio (assoluto forse?)
Arthur tasti strimpellati
la voce di Liza un coro
i locali di notti interne nebbiose
le jazz band con Liza e Arthur fumo alcolico
a un tavolo nascosto:
che importavano i racconti sulle riviste?
persino il manoscritto perduto
il romanzo grande mai più scritto?
la pena doppia e stupefatta: loro divisi
chi l’avrebbe detto?
Liza la radiosa pativa in gola
le vibrazioni di corde meste
New York un tradimento
in anticipo su Wall Street
nelle ossa tintinnava l’incasso
il big crash di un destino fratto:
del dopo ancora in fuga
ma divaricate e calanti le strade
conservi il timore di due vite
lunghe un tratto breve
il tuo rammarico si spalma su volti
sfocati per troppa luce
*
capti appena le voci bianche
in carovana sotto ombrellini variopinti
sono persi racconti: troppo fragile quel dire
per il frastuono dei tuoi pensieri
residui di un sonno vano
imbrigliato in una notte guardiana
ti accodi alla loro età
così prossima al futuro
e ti riaccosti alla tua di allora
rifluita nel transito delle ere persino
finché all’angolo non svolti
*
non respingi il mio farraginoso interpellarti?
batti un toc-toc in piena testa
ma è lì che devi?
un bussare d’affetto: e dalla stanza
dalla nebbia più interna si scuote
l’eco di un segreto
non dovrei nominarti tu
io è la persona:
ti accolli il mio sbirolo indagare
tu controfigura dalla mia mano
scritta a compensazione
*
è la mia erranza condivisa
questa tiritera che non si cassa
e addosso ti riverso
procedi e saltabecchi
ti anteponi ti posponi:
quando appagato ti assesti
un punto compensa
ogni non toccato punto,
un luogo i luoghi tutti
che mai saranno approdo
ma ti frulla pur sempre nelle orecchie
il richiamo di un ultrasonico silenzio:
oceanico orizzonte dove acqua e cielo
naufragando si accoppiano
Adelio Fusé, Mosaico del viandante, Book Editore
*
Backstage
Queste poesie sono state scritte nel periodo luglio 2018-dicembre 2021, con qualche successivo innesto durante la revisione (gennaio- ottobre 2022). Il ‘tu viandante’ qui protagonista – un “rabdomante di sentieri” – e? parente stretto del “detective di nomadismi” attivo nel precedente Tempo ventriloquo (Book Editore, Riva del Po 2019), se non lo stesso personaggio. Il quale “detective di nomadismi” e? accostabile, per alcune affinità – prima fra tutte la condizione sospesa fra il reale e l’irreale onirico –, al “sonnambulo in veglia” (La veglia del sonnambulo, appunto, Book Editore, Ro Ferrarese 2016). Mosaico del viandante si compone di poesie “itineranti” nelle quali i luoghi – visitati, restituiti dai ricordi o immaginati – sono perlopiù lasciati senza nome, e neppure risultano riconoscibili. Il nome sottaciuto di un luogo non equivale a una sottrazione di identità ma, al contrario, a un accrescimento che eleva un luogo a simbolo. Qualunque luogo è un facitore instancabile di storie. I luoghi – osservarli significa anche ascoltarne la voce – sono i primi narratori di sé stessi e oltre a contenere storie ne ispirano di innumerevoli. Senza contare che l’attraversamento di un luogo può risvegliare nella memoria storie avvenute non lì dove si è ma altrove. Tuttavia il simbolismo dei luoghi sta soprattutto nelle storie che sono ancora da raccontare. Il tragitto del tu viandante è alquanto zigzagante e prevede dei ritorni. Anche i luoghi vanno e vengono.
*
Adelio Fusé (1958) vive a Milano, dove ha lavorato nell’editoria. Ha pubblicato saggi su Sade, Kafka, Sartre, Handke, Eno (Materiali Sonori-Auditorium, 1999), i romanzi North Rocks (Campanotto, 2001), L’astrazione non è la mia passione principale e Le direzioni dell’attesa (Manni, 2018 e 2020). Per Book Editore, dal 2003 al 2019, sono usciti i libri di poesia Il boomerang non torna, Orizzonti della clessidra distesa, Canti dello specchio bifronte, L’obliqua scacchiera, La veglia del sonnambulo (candidato al Premio “Camaiore” e finalista al Premio “Lorenzo Montano”, 2016), Tempo ventriloquo. Collabora con artisti, fotografi e musicisti. Cura una rubrica di musica e poesia sul sito altremusiche.it e scrive per varie riviste. Ha ottenuto un riconoscimento al Premio “Riccione per il teatro” (1981).


E’ vero: anche i luoghi “vanno e vengono”, come dice nelle sue movimentate poesie Adelio Fusé.
Senza l’ancoraggio, sia pure provvisorio, a un luogo – senza una chiave di accesso, intendo –, per me non c’è scrittura. Forse è per questo che le mie poesie sono “movimentate”: cercano sempre nuove chiavi dii accesso…