[Gv 13,1-15]
?“Se non avessi l’amore…”
“Se non avessi l’amore, sarei nulla” dice Paolo.
Oggi, l’Amore rivela il suo volto. Volto di Altro. Altro che lava i piedi.
Ogni volta che il volto dell’altro appare, de-lude. L’altro crea sempre de-lusione.
Per questo l’altro è altro. Perché obbliga ad uscire dal gioco, de-lude.
Di fronte all’apparire del volto dell’altro, non è possibile restare indifferenti. L’altro, la concretezza dell’altro esige decisioni. Così fonda la libertà. Ed è proprio da questa de-lusione che la libertà ha vita. L’altro non è mai come te lo aspetti. Non sta al gioco delle sovrapposizioni, delle immagini, delle maschere. Per questo de-lude.
L’altro diventa, così, il principio di realtà che fonda la concretezza della nostra esistenza.
Per questo, solo l’amore sa cogliere l’altro nella sua alterità. E per questo, ciò che non è amore è sogno.
Il de-luso, poi, tradisce.
Cristo che lava i piedi è l’apparire del volto dell’Amore nella sua concretezza e consapevolezza.
“Sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani…” . E’ una consapevolezza che obbliga ad agire. Il tutto del Padre è in questo lavare i piedi. Non si definisce l’Amore: l’Amore è. Prima è e poi è possibile. Il verbo greco usato da Giovanni per indicare la consapevolezza di Gesù è il verbo che indica consapevolezza dal vedere. Ho visto, quindi so. L’Amore si vede e chi vede sa. E il vedere è in quel lavare i piedi. L’amore non si definisce, si sperimenta.
Ma non è possibile che Dio sia questo! Dio deve essere magnificenza, potere, bellezza che abbaglia e acceca. Così percepisce Dio l’immaginario religioso.
Ma ora non si gioca più. Tutti i progetti degli apostoli, devono fare i conti con questa nuova consapevolezza. L’Amore non è potere, l’Amore non è religiosità. L’Amore non è quello che io avevo immaginato che fosse, in un gioco delle parti bello e consolante. Ecco che l’Amore delude.
E delude a tal punto che induce al tradimento.
Tanto è dura la realtà che mi viene proposta, tanto diversa da come l’avevo immaginata, programmata, plasmata a mia immagine, che non la riconosco più. Tanto sono affezionato al volto dell’altro che mi ero costruito, che non lo riconosco più. Dio non è questo. Non può essere questo.
Altra bellezza che quella del potere e della gloria, qui mi appare. Questa bellezza non acceca, ma apre gli occhi, fa vedere. E per la prima volta la realtà mi appare.
Tradimento non è solo opposizione consapevole. Si tradisce anche nella nostalgia. Il dolore di un ritorno che possa garantire le appartenenze, i rapporti, le dimensioni.
Ma l’amore non è porto di approdi, è porto di partenze.
“Quest’anno qui, l’anno prossimo a Gerusalemme” è l’augurio degli Ebrei a Pasqua.
C’è sempre una Gerusalemme, da qualche parte, che chiama alla concretezza del presente, senza nostalgie traditrici, proponendo al nostro sguardo ciò che non è ancora, voltando la nostra faccia così incline a girarsi in dietro.


Una meditazione significativa, che lascia una traccia.
Sempre illuminanti queste riflessioni.
“L’amore è porto di partenze” mentre attendiamo di tornare a casa.
Grazie